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Martedì, 28 Giugno 2022
Cambiamento climatico

Città coperte di alberi per il 10% e pesticidi dimezzati: come Bruxelles vuole riportare la natura in Europa

La Commissione Ue ha presentato un pacchetto di misure per ripristinare gli ecosistemi danneggiati. Ecco cosa prevede

Almeno il 10% del territorio urbano delle città dovrà essere ricoperto di alberi. L'uso dei pesticidi dovrà venire dimezzato entro il 2030, in campagna come nei giardini pubblici. E poi ancora: invertire il declino della popolazione di api e altri impolliatori, ripristinare gli habitat di delfini e squali, eliminare le barriere per "liberare" 25mila km di fiumi. Sono queste alcune delle proposte contenute nel pacchetto presentato oggi dalla Commissione europea "per ripristinare gli ecosistemi danneggiati e riportare la natura in tutta Europa, dai terreni agricoli e i mari alle foreste e agli ambienti urbani".

Lotta ai pesticidi

"Un atto normativo sul ripristino della natura - scrive Bruxelles è un passo fondamentale per evitare il collasso degli ecosistemi e prevenire i peggiori impatti dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità. Il ripristino delle zone umide, dei fiumi, delle foreste, dei pascoli, degli ecosistemi marini, degli ambienti urbani e dell'Ue e delle specie che ospitano rappresenta un investimento essenziale e efficace sotto il profilo dei costi per la nostra sicurezza alimentare, la resilienza climatica, la salute e il benessere di tutti i cittadini". In questo quadro, un ruolo centrale lo ha il contrasto ai pesticidi.

La Commissione propone "di ridurre del 50% l'uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030". L'uso dei pesticidi sarà vietato del tutto "in luoghi quali le aree verdi urbane, compresi i parchi o giardini pubblici, i parchi gioco, le scuole, i campi ricreativi o sportivi, i sentieri pubblici e le zone protette nel rispetto delle prescrizioni di Natura 2000 e qualsiasi area ecologicamente sensibile da preservare per gli impollinatori in pericolo". Ma la grande partita della lotta ai pesticidi si gioca in agricoltura, e richiede uno sforzo non da poco al settore.

Le alternative ai pesticidi chimici (come estratti vegetali o microrganismi che combattono i parassiti) sono a oggi molto più costose. Da Bruxelles promettono che gli agricoltori saranno sostenuti finanziariamente: la Commissione propone nuove norme della politica agricola comune per garantire che gli agricoltori ricevano una compensazione per tutti i costi connessi all'attuazione delle nuove norme per un periodo transitorio di 5 anni, oltre a interventi più incisivi per ampliare la gamma di opzioni biologiche e a basso rischio sul mercato. Ma avverte anche che "il costo dell'inazione è molto più alto in quanto avrà importanti conseguenze sulla biodiversità e sugli impollinatori", ha affermato la commissaria Stella Kyriakides.

L'erosione del suolo

Tra i rischi dell'inazione per il settore (oltre che per l'intera popolazione) c'è anche l'erosione del suolo: ogni anno, gli agricoltori perdono 1,2 miliardi di euro di produttività a causa di tale fenomeno, che è stato accelerato dall'agricoltura intensiva e dalla deforestazione. Si pensi al grano, oggi al centro delle preoccupazioni mondiali per via della guerra in Ucraina: "Ogni anno nell'Ue vengono perse 3 miliardi di tonnellate di grano a causa dell'erosione", dice la Commissione.

Per farvi fronte, il piano di Bruxelles prevede diversi interventi. Il primo atto legislativo presentato nel pacchetto "mira esplicitamente a ripristinare la natura in Europa, a riparare l'80% degli habitat europei che versano in cattive condizioni e a riportare la natura in tutti gli ecosistemi, dalle foreste e dai terreni agricoli agli ecosistemi marini, di acqua dolce e urbani". In base a questa proposta, saranno assegnati a tutti gli Stati membri obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura in vari ecosistemi, a integrazione delle normative esistenti. L'obiettivo è far sì che le misure di ripristino coprano almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell'Ue entro il 2030 e si estendano infine a tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.

Riportare la natura in Europa

La normativa, scrive la Commissione, "porterà a un livello superiore le esperienze maturate in materia di misure di ripristino della natura, quali la rinaturalizzazione, il reimpianto di alberi, il rinverdimento delle città o l'eliminazione dell'inquinamento per consentire il recupero della natura". Il ripristino della natura non equivale alla protezione della natura e non comporta automaticamente un aumento delle aree protette. Il ripristino della natura è necessario anche nelle zone protette a causa delle loro condizioni sempre più precarie, ma non tutte le aree ripristinate devono diventare zone protette. La maggior parte di esse non lo diventerà, in quanto il ripristino non preclude l'attività economica. "Il ripristino consiste nel vivere e produrre insieme alla natura, riportando una maggiore biodiversità ovunque, anche nelle zone in cui si svolge un'attività economica, come per esempio le foreste gestite, i terreni agricoli e le città", scrive ancora Bruxelles. Secondo la Commissione, "gli investimenti per il ripristino della natura apportano un valore economico compreso tra gli 8 e i 38 euro per ogni singolo euro speso, grazie ai servizi ecosistemici che favoriscono la sicurezza alimentare, la resilienza degli ecosistemi e l'attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché la salute umana".

Gli obiettivi proposti comprendono:

  • l'inversione del declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030 e, successivamente, l'aumento di queste popolazioni;
  • nessuna perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030, un aumento del 5% entro il 2050, una copertura arborea minima del 10% in ogni città, piccola città e periferia europea e un guadagno netto di spazi verdi integrati negli edifici e nelle infrastrutture;
  • negli ecosistemi agricoli, l'aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva per le farfalle comuni, l'avifauna nelle aree agricole, il carbonio organico nei suoli minerali coltivati e gli elementi caratteristici del paesaggio ad alta diversità sui terreni agricoli;
  • il ripristino e la riumidificazione delle torbiere drenate a uso agricolo e nei siti di estrazione della torba;
  • negli ecosistemi forestali, l'aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva per quanto riguarda la connettività delle foreste, il legno morto, la percentuale di foreste disetanee, l'avifauna forestale e le riserve di carbonio organico;
  • il ripristino degli habitat marini quali le colture marine o i fondali di sedimenti e il ripristino degli habitat di specie marine emblematiche quali delfini e focene, squali e uccelli marini;
  • l'eliminazione delle barriere fluviali in modo che almeno 25 000 km di fiumi siano trasformati in fiumi a flusso libero entro il 2030.

Per contribuire al conseguimento degli obiettivi, mantenendo nel contempo una certa flessibilità in funzione delle circostanze nazionali, la normativa imporrebbe agli Stati membri di elaborare piani nazionali di ripristino, in stretta collaborazione con i ricercatori, i portatori di interessi e i cittadini.

Le proposte della Commissione hanno ricevuto il plauso degli ambientalisti, anche se la promozione non è piena: "Ci rammarichiamo della debolezza della proposta (sui pesticidi, ndr) su alcuni punti fondamentali, in particolare per quanto riguarda il calcolo degli obiettivi nazionali e il mancato aggiornamento degli indicatori per il monitoraggio della riduzione dei pesticidi", scrivono i Verdi europei. 

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