Il gas è salvo: Ue ammette i fossili nella corsa alla produzione di idrogeno

Nella tradizione verso l'energia pulita, Bruxelles sarebbe pronta ad ammettere le fonti non rinnovabili ancora per qualche anno. Almeno fino a quando non sarà possibile assicurare l'approvvigionamento con alternative 'verdi'

L'idrogeno pulito può contribuire a ridurre le emissioni europee di gas serra “prima del 2030” e “spianare la strada ad un'economia neutrale dal punto di vista climatico nel 2050 sostituendo i combustibili fossili in settori difficili da decarbonizzare” quali l’industria siderurgica e chimica. Ma per arrivare a tale obiettivo occorre continuare a usare gas e idrogeno da fonti fossili per un periodo non meglio precisato. L’ambigua posizione Ue in campo di politiche energetiche è contenuta in un documento interno anticipato dalla testata online Euractiv. Si tratta dell’ultima versione del progetto di strategia per l’idrogeno della Commissione europea, più volte promessa ma ancora non annunciata. 

Gli obiettivi ambiziosi

Secondo l’esecutivo Ue, il piano d’azione sull’idrogeno contribuirà a ridurre le emissioni del Vecchio Continente per procedere verso l’auspicata “neutralità climatica” dell’Unione, da ottenere entro il 2050. Un traguardo messo nero su bianco dal Green Deal, il piano di abbattimento di emissioni dell’Unione, la cui applicazione è affidata ai tanti provvedimenti in fase di scrittura e negoziazione in sede Ue. Il documento pubblicato oggi dalle stampa bruxellese conferma l’obiettivo principale dell'Ue di arrivare all’idrogeno pulito prodotto con l'elettricità da fonti rinnovabili, ma riconosce anche il ruolo svolto da “idrogeno a base fossile”, da usare come alleato nella lunga fase di transizione.

Piani di investimento 

Bruxelles intende fare il possibile per ridurre rapidamente il prezzo dell'idrogeno pulito lanciando “fabbriche di idrogeno verde”. Entro il 2030, la Commissione stima che potrebbero essere investiti 13-15 miliardi di euro in elettrolizzatori per l’idrogeno in tutta l'Ue, che andrebbero ad aggiungersi ad altri 50-150 miliardi di euro per una capacità eolica e solare intorno ai 50-75 GW. In totale, Palazzo Berlaymont prevede un investimento di 180 miliardi entro il 2050 da dedicare alla sola produzione di idrogeno pulito.

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Il male minore

Ma il documento dà il via libera anche altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio, prodotte grazie a fonti energetiche non rinnovabili. In quest'ultimo caso, spiega la Commissione, l'idrogeno sarà considerato “a basse emissioni di carbonio” solo se le emissioni associate saranno compensate in altro modo, come per mezzo delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. “Nel breve e medio periodo - si precisa nella bozza - anche l’idrogeno da fonti fossili a basse emissioni di carbonio svolgerà un ruolo, principalmente per ridurre rapidamente le emissioni dalla produzione di idrogeno esistente e sostenere l'assorbimento parallelo e futuro di idrogeno rinnovabile”. Insomma l’idrogeno da fonti fossili viene riconosciuto come il male minore nell’ambito delle scelte da prendere oggi per abbattere le emissioni domani. Una linea che ha già trovato le critiche dei Verdi e delle associazioni ecologiste.

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