Mercoledì, 22 Settembre 2021
Europa Today

Nasce la nuova Agenzia Ue per l'asilo: per l'Italia è un altro passo indietro sul dossier migranti

Il nuovo Patto proposto da von der Leyen punta sempre più sulla gestione esterna dei flussi che sulla redistribuzione di chi arriva

Cade un’altra tessera nel domino della politica migratoria voluta dalla Commissione europea e osteggiata dall’Italia. Mandata in soffitta ogni ipotesi di redistribuzione obbligatoria dei migranti tra Paesi europei (tema neanche posto sul tavolo del Consiglio europeo della scorsa settimana), a Bruxelles si è festeggiato per l’accordo raggiunto che porterà alla nascita dall’Agenzia Ue per l’asilo. Si tratta di un ‘upgrade’ dell’attuale Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, meglio noto come Easo, pensato per offrire “un maggiore supporto operativo e tecnico agli Stati membri” sulla gestione migranti che chiedono la protezione internazionale. 

“Sarà pronta una riserva di 500 esperti tra cui interpreti, gestori di casi o specialisti dell’accoglienza”, si legge nella nota della Commissione. Un maggiore controllo Ue dei richiedenti asilo è da tempo una battaglia dei Paesi che non si affacciano sul Mediterraneo (come la Germania), stanchi di ricevere i migranti in arrivo da altri Stati membri, a partire dall’Italia. Per comprendere l’insofferenza dei Paesi che devono già fare i conti con gli arrivi di migranti tramite altre rotte (come quella balcanica) o mezzi (come i richiedenti asilo che arrivano in aereo con un visto turistico), basta ascoltare la versione dei loro diplomatici. “I numeri mostrano che gli altri Paesi dell’Ue - tra cui Germania e Francia - ricevono più domande di asilo rispetto all’Italia”, ha spiegato una fonte del Consiglio a Europa Today. “Ma forse l’Italia non riconosce questa realtà”. 

Dati alla mano, i Paesi non interessati dagli arrivi di barconi dalla Libia e dal Mediterraneo orientale sembrano avere ragione. I due terzi di tutte le domande di asilo nel 2020 sono state presentate in soli tre Paesi: Germania (122mila), Francia (93mila) e Spagna (89mila). Eppure, l’Italia (che nel 2020 ha ricevuto 26.500 richeste d'asilo) e la Grecia si trovano a gestire arrivi via mare che hanno un forte impatto non solo sul sistema di identificazione, raccolta delle domande di asilo ed eventuale espulsione di chi è privo dei requisiti. A pesare sulle spalle dei Paesi mediterranei è senza dubbio il fattore umano e mediatico dei barconi, fatto anche di naufragi e ondate di sbarchi. 

Motivi che hanno spinto i Med 5 - l’alleanza che unisce Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro - a contestare il nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo proposto a fine settembre 2020 dalla Commissione europea. Un documento che non riconosce alcun principio di redistribuzione automatica degli arrivi e che pone invece l’accento sulla “gestione esterna” dei flussi migratori e sul rimpatrio di chi non ha diritto di restare in Europa. Ma l’opposizione dei Paesi più interessati dal dossier migranti si sta ormai sgretolando. La strategia negoziale inizialmente adottata dall’Italia per contrastare il nuovo Patto Ue era quella del “pacchetto”. Secondo tale logica, non si dovrebbe fare alcun accordo sul vasto dossier migranti finché non si raggiunge un’intesa sull’intero pacchetto. Ma l’annuncio di ieri testimonia che questa strategia non ha spostato gli equilibri ai tavoli Bruxelles.

“Passo dopo passo, stiamo costruendo un sistema di gestione della migrazione più ‘europeo’”, ha detto una radiosa Ylva Johansson dopo l’accordo sulla nuova Agenzia Ue per l’asilo. Quest’ultima nascerà con l’obiettivo di mettere in campo “un processo decisionale uniforme e di alta qualità mediante lo sviluppo di standard operativi, indicatori, orientamenti e migliori pratiche per l'attuazione del diritto dell'Unione in materia di asilo”. Ue e Stati membri si impegnano a “migliore il monitoraggio e la rendicontazione sui sistemi di asilo e accoglienza” per “garantire pratiche più coerenti in tutta Europa” e “la Commissione potrà formulare raccomandazioni con misure di assistenza”. Un meccanismo che non permetterà di ‘lasciar passare’ i migranti verso gli altri Stati e che darà all’Ue un potere di richiamo a chi non rispetta le regole. Che, in attesa di nuove riforme, rimangono pur sempre quelle della Convenzione di Dublino.

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