Commercio, ecco le nuove norme che non piacciono alla Cina. Ma neppure a Lega Nord e M5S

Le misure approvate dal Parlamento europeo. Per i favorevoli, si frena la concorrenza sleale di Pechino, ma anche di Vietnam e India salvando industrie e posti di lavoro in Europa. I contrari lamentano i troppi poteri dati alla Commissione

Yangshan Deep Water Port. Shangai. © European Union , 2010

Addio lista nera delle economie non di mercato – un elenco su cui si stagliava in neretto e in caratteri cubitali il nome della Cina - e via a nuove procedure e criteri per richiedere l'imposizione di misure anti-dumping potenzialmente verso qualsiasi tipo di distorsione dei prezzi legata ad un intervento pubblico di qualsiasi paese esportatore.

La Cina e l'OMC

Le nuove regole anti-dumping approvate a larga maggioranza dal Parlamento Ue, ma con il voto contrario del Movimento 5 Stelle e l'astensione della Lega Nord, nascono dalla necessità di superare la pretesa di Pechino di essere eliminata dalla lista delle economie non di mercato. Un passaggio obbligato, secondo il governo cinese, visto che a metà dicembre 2016 scadeva il periodo transitorio di 15 anni inaugurato nel dicembre 2001, all'ingresso del colosso asiatico nell'Organizzazione mondiale del commercio. Dall'altro lato, passati i 15 anni, la Cina è ancora ben lungi dall'essere un'economia di mercato, realizzando solo 1 dei 5 criteri previsti dalla normativa internazionale.

Le contromosse di Bruxelles

Di fronte a questa scadenza, nel novembre scorso la Commissione Ue ha messo sul tavolo 3 scenari possibili: primo, non fare nulla, mantenendo i dazi in atto; secondo, accettare la Cina come economia di mercato e, terzo, trovare altri metodi di analisi per l'attivazione delle misure di difesa commerciale. Secondo uno studio di impatto realizzato sempre da Bruxelles, nella peggiore delle ipotesi, la seconda, quella della Cina membro a tutti gli effetti del OMC, si perdevano 200 mila posti di lavoro, di cui 26 mila in Italia, con problemi segnalati in particolare nel settore dell'acciaio e della ceramica, ancora più in particolare nei distretti di Sassuolo e Civita Castellana, nella fabbricazione dei macchinari per la produzione di ceramica e in quella delle biciclette.

Con il terzo scenario, il cambiamento di criteri, le perdite si riducono a 25 mila posti di lavoro in tutta la Ue, di cui 3.300 in Italia (0,01% della forza lavoro), per Bruxelles una specie di effetto 0. Forte di questi dati, per uscire dall'impasse, la Commissione Ue ha quindi proposto una revisione completa della normativa anti-dumping, con parallelo abbandono della lista nera, elenco in cui figurano anche Vietnam ed India.

Come attivare la procedura anti-dumping

Il nuovo sistema assegna un ruolo centrale proprio alla Commissione europea. I tecnici di Bruxelles sono infatti chiamati a redarre degli studi approfonditi sulla costruzione dei prezzi nei diversi settori produttivi dei paesi terzi esportatori. In pratica, ad indicare quei campi in cui si assiste ad un intervento statale che manipola i prezzi all'esportazione. Quindi, se un'impresa o un associazione di imprese europee nota che vi è una concorrenza sleale in questo particolare settore, allora può presentare un reclamo a Bruxelles e la procedura viene attivata automaticamente. A questo punto spetterà al paese terzo esportatore provare che non vi è, in quel campo, un intervento statale distorsivo. L'onere della prova non ricadrà quindi sulle imprese europee, ma sul presunto autore del dumping, previa analisi della Commissione. Il primo studio in programma è, guarda caso, quello sull'economia cinese che verrà presentato a Bruxelles il prossimo 20 dicembre.

Inoltre, e questa è una primizia assoluta a livello mondiale, potranno essere attivate procedure anti-dumping anche in caso di dumping sociale ed ambientale. Inoltre, tutte le parti toccate da pratiche sleali, anche quelle sociali come i sindacati, vengono coinvolte nella pratica. Infine, vengono destinati fondi ed assistenza legale per facilitare i compiti alle piccole e medie imprese, meno avezze all'attivazione di procedura anti-dumping.

Le ragioni del no.

Perché Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno votato contro o si sono astenuti di fronte ad un provvedimento che promette difendere l'industria ed i lavoratori europei e che ha ricevuto il sostegno delle principali associazioni di categoria?

“Abbiamo votato contro nella convinzione che l'Europa ha compiuto una scelta sbagliata e dalle conseguenze pesanti, con questo voto il Parlamento Ue attribuisce alla Commissione un potere discrezionale troppo grande: stiamo dando le aziende italiane in mano a Juncker". L'opinione dell'eurodeputato grillino David Borrelli, membro della Commissione commercio estero del Parlamento Ue. Più o meno sulla stessa linea Lorenzo Fontana del Carroccio:  Se non è accompagnata da strumenti nuovi ed efficaci, la nuova metodologia di calcolo per i dazi anti-dumping e anti-sussidi si presta a interpretazioni diverse e, soprattutto, diventa uno strumento nelle mani di una Commissione Europea eccessivamente timorosa e cauta nei confronti delle politiche commerciali sleali di realtà come Cina e Vietnam”. In sostanza i timori sono che nei rapporti della Commissione vengano inseriti quei settori industriali che stanno più a cuore ad economie forti, come quella tedesca, o che sono di importanza sistemica, come l'acciaio, piuttosto che quelli minori, ma cruciali per il tessuto produttivo italiano, come la ceramica.

Allarmi giustificati?

Secondo Salvatore Cicu, eurodeputato di Forza Italia e relatore del rapporto approvato dal Parlamento Ue, le garanzie esistono. “La proposta iniziale della Commissione non prevedeva che ci fosse un rapporto, noi abbiamo ottenuto che ci fosse e fosse obbligatorio, che contenesse gli elementi sull’onere della prova a carico del paese esportatore e che i requisiti fossero ampliati, anche al dumping sociale ed ambientale. Inoltre la procedura diventa trasparente, non si fa dietro le quinte. Queste già sono delle garanzie. Quindi, il 20 dicembre alla presentazione del rapporto sulla Cina saremo vigili. Ma ai colleghi 5 stelle e a Borrelli – conclude Cicu - ho chiesto se si fosse informato sul grado di soddisfazione dell’industria italiane ed europea, il grado è massimo, i fruitori sono soddisfatti”.

Meno soddisfatta la Cina che ha già promesso che farà ricorso all'OMC.

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