La battaglia dei semafori alimentari: il made in Italy a rischio?

Presentata oggi la proposta del governo francese e di 6 multinazionali dell'agroalimentare. Le differenze? Non sono i colori ma le quantità, il trucco dell'industria. L'Italia sta alla finestra: i semafori sono grossolani. Si teme una penalizzazione dei nostri prodotti

Governo francese.

La Francia, dopo il Regno Unito, mostra il suo, l’industria alimentare, poco contenta del modello proposto, ne lancia un altro, mentre l’Italia è ferma sulla sua posizione: nessuno spazio ai semafori alimentari. La battaglia sulle etichette indicative delle qualità nutrizionale dei cibi sbarca oggi in Lussemburgo, al tavolo della riunione congiunta del Gruppo di alto livello Ue sulla nutrizione e l'attività fisica e della piattaforma di azione Ue su dieta, attività fisica e salute.

Semafori contro in Lussemburgo

Da un lato un cartello di 6 multinazionali - Coca-Cola, Mars, Mondelez International (ex Kraft), Nestlé, PepsiCo e Unilever - presenterà il suo Nutri-Couleurs, l'etichetta nutrizionale a semaforo annunciata lo scorso marzo per il mercato francese come reazione al Nutri-Score, il semaforo approvato definitivamente per decreto dal governo transalpino lo scorso 31 ottobre. E anche Parigi spiegherà nella stessa riunione di oggi l'etichetta a colori raccomandata dal governo e approvata, tramite procedura di silenzio-assenso, anche dalla Commissione Ue. La stessa trafila con cui è passato il semaforo britannico, il primo a vedere la luce nei supermercati europei.

Il Nutri-Score francese è anche lui un semaforo, ma a 5 colori, si va dal verde al rosso passando per un verde più annacquato, un giallo ed un arancione. Cinque colori a cui, un po’ come per gli elettrodomestici, corrispondono cinque lettere dell’alfabeto, dalla ‘A’ alla ‘E’, il colore e la lettera vengono attribuiti considerando la presenza di ingredienti e nutrienti da limitare, come gli zuccheri semplici e il sale, ma anche quelli positivi per la salute, come fibre, frutta e verdure. Il modello è stato scelto dopo una sperimentazione sul campo, condotta in alcuni supermercati tra diversi sistemi di etichettatura, dalla pratica il Nutri-Score è emerso come il sistema più semplice ed efficace per migliorare le abitudini alimentari dei consumatori, in particolare di quelli quelli con minor livello di scolarizzazione e minori introiti e quindi, le categorie di popolazione considerate più a rischio obesità e diabete.

Il sistema più semplice ed efficace, ma non per questo quello voluto dalle big dell’agroalimentare. Il cartello di 6 multinazionali presenta infatti in Lussemburgo un logo alternativo, appunto il Nutri-Couleurs, creato sulla base dell’etichetta a semaforo britannica – a soli 3 colori, più scarna di quella francese – ma aggiungendo alcune informazioni nutrizionali legate al contenuto di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale. Mano a mano che le quantità di nutrienti di ogni categoria aumentano si passa dal verde, al giallo e infine al rosso. L’indicazione delle calorie, presente sull’etichetta a semaforo, rimane di colore neutro, bianco.

Il diavolo sta nella quantità

Una battaglia tra semafori? Non solo, la vera differenza tra i due sistemi non sta nei colori, ma nelle quantità. Se il semaforo del governo francese prende in considerazione le qualità nutrizionali di una quantità standard del prodotto etichettato, ossia i 100 grammi, l’etichetta delle multinazionali illustra quelle della porzione di prodotto venduta. Ed è una differenza non da poco, visto che le dimensioni della porzione vengono decise arbitrariamente dai produttori, consentendo all’industria un certo margine di manipolazione dei “colori” che si ritroveranno in etichetta. Di fatto, si corre il rischio di vedere riportato in etichetta un logo che attribuisce a un alimento una qualità nutrizionale tutto sommato positiva, ma riferita a un’unità di consumo irrealistica, come ad esempio mezzo pacchetto di patatine invece della busta intera o un bicchiere di bibita invece della lattina.

Italia contraria: semafori grossolani

Una battaglia di colori e quantità che non si gioca però in Italia. Le nostre istituzioni rimangono fermamente contrarie a qualsiasi tipo di etichetta a semaforo, considerandola un sistema grossolano e penalizzante per molti prodotti faro della gastronomia Made in Italy e, più in generale, della dieta mediterranea.

Come ha ricordato più volte il ministro alle politiche agricole Maurizio Martina, il nostro Paese è contro il semaforo insieme ad altri 15 stati membri - Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia - perché "provoca danni economici e d'immagine ai nostri prodotti, non porta alcun beneficio per i consumatori e non promuove uno stile alimentare equilibrato o una dieta sana, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi". 

Per il governo italiano, sostenuto dalla Coldiretti e da Federalimentare, ma anche e soprattutto dai colossi nostrani dell’industria agroalimentare, Ferrero in testa, rimane valida l’etichettatura standard europea, quella finestra sui contenuti nutrizionali di un prodotto che viene fissata dietro (e non davanti come il semaforo) e che è normalmente incomprensibile, se non per i laureati in scienza dell’alimentazione.

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