All'Europa un record oscuro: la regione del mondo in cui l'Aids è cresciuto di più nel 2016

Allarme nella Giornata Mondiale dell'Aids: +160 mila contagi, di cui 131 mila all'est e 29 mila nella Ue. Troppe le diagnosi tardive, che aumentano il contagio e peggiorano le condizioni dei pazienti. Preoccupanti i contagi tra gli over 50.

EPA/PIYAL ADHIKARY

Un record oscuro: il Vecchio continente è la regione del mondo in cui l'epidemia di Aids cresce con più vigore, 160 mila nuovi casi all'anno. Altro che addio all'Aids in Europa nel 2030, come fissato negli Obiettivi dello Sviluppo sostenibile. La gran parte di questi nuovi casi, 131 mila, sono riscontrati nell'Europa dell'Est, Russia ed Ucraina, su tutti, gli altri 29 mila nella Ue, un dato comunque "preoccupante", sottolinea l'ECDC, il Centro Ue di controllo e prevenzione delle malattie, anche perché in metà dei casi l'infezione viene diagnostica tardi, 3 anni dopo il contagio. 

Diagnosi tardive, maggiori rischi di epidemia e di salute

"I nostri dati", afferma il direttore dell'ECDC Andrea Ammon, "mostrano che l'Europa deve fare di più nella sua risposta all'HIV. In media, una persona impiega circa tre anni dal momento dell'infezione fino a quando questa non viene diagnosticata, un periodo troppo lungo. Ciò si traduce in condizioni di salute a lungo termine più deteriorate per le molte persone che sono diagnosticate in ritardo e aumenta anche il rischio di trasmissione dell'HIV. Due terzi, pari al 68%, delle nuove diagnosi di AIDS nell'UE si sono verificati solo entro tre mesi dalla diagnosi dell'HIV, il che indica che queste persone hanno contratto l'infezione molti anni prima".

Aumento dei casi e diagnosi tardive non sono altro che il frutto di un certo rilassamento nella lotta all'Aids. “I dati in Europa sono allarmanti", sottolinea Zsuzsanna Jakab, direttrice della OMS per l'Europa, "i 160 mila nuovi casi diagnosticati nel 2016 rappresentano la cifra più alta mai registrata: se il trend continua non riusciremo mai a raggiungere l'obiettivo di sradicare l'epidemia nel 2030". E non solo: "le diagnosi tardive aumentano, il che contribuisce all'aumento dei casi e, inoltre, più tardi si diagnostica più possibilità ci sono di sviluppare l'Aids e, quindi, di avere più sofferenze e rischi di decesso. Nella Giornata Mondiale dell'Aids, esorto tutti gli Stati a prendere nuove iniziative per sconfiggere l'epidemia di Aids in Europa".

Allarme over 50 anni

In occasione della Giornata Mondiale dell'Aids, l'ECDC lancia un nuovo allarme per le persone over 50 anni. In questo collettivo l'incidenza di diagnosi tardive raggiunge il 65% nel Vecchio continente e il 63% nella Ue, un dato preoccupante anche perché si tratta di una fascia della popolazione che ha vissuto sulla propria pelle la prima, drammatica, ondata di contagi e che oggi, evidentemente, affronta l'epidemia con molta meno attenzione e coscienza dei rischi. Per invertire questo dato, l'ECDC invita ad una maggiore attenzione le strutture sanitarie locali, per un potenziamento dei test ma anche per un'attenzione alle diagnosi di altre malettie, come alcuni tumori, le epatiti, la tubercolosi e le malattie sessualmente trasmittibili, che possono indicare la presenza del virus HIV nell'organismo del paziente. 

Cosa fare per invertire la rotta

Più in generale per ridurre quel dato di 160 mila nuove infezioni, l'OMS e l'Agenzia della Ue chiedono alle istituzioni nazionali di seguire 3 priorità, In primis, sul fronte della prevenzione, sviluppare misure efficaci e globali come la sensibilizzazione, la promozione di sesso sicuro, la fornitura di preservativi e di programmi di scambio di aghi e di profilassi pre-esposizione per l'HIV, come il Truvada, il farmaco antiretrovirale che assunto prima di rapporti a rischio riduce di molto le possibilità di contagio. Il Truvada, che ha dato ottimi risultati nei paesi in cui è accessibile, viene coperto dal sistema sanitario solo in Francia, si sta discutendo la sua commercializzazione in Gran Bretagna, mentre in Italia è accessibile solo nelle farmacia ospedaliere

Altro asse di azione, è quello della disgnostica, con OMS e ECDC che chiedono servizi di consulenza e test sull'HIV efficienti, compresi servizi diagnostici rapidi, test HIV basati sulla comunità e test autodiagnostici. Infine il capitolo delle cure, che devono essere accessibili rapidamente e per tutte le persone diagnosticate. In questo capitolo, si chiede di non tagliare i fondi per i collettivi più a rischio. 

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