Google, Netflix e gli altri, il Parlamento vuole più tasse per i giganti del Web

L’Aula approva la proposta di riforma che divide gli Stati membri, incapaci di trovare un’intesa

Sulla tassa per i servizi digitali il Consiglio Ue è diviso, il Parlamento europeo invece ha le idee chiare e tenta di smuovere l’impasse che si è creata tra gli Stati membri. L’Aula riunita in sessione plenaria a Strasburgo ha approvato a larga maggioranze le due proposte che intendono operare una vera e proprio rivoluzione della rete, in senso fiscale. Nel mirino finiscono i grandi del web. Google, Apple, Facebook, Amazon, Booking: tutti soggetti accusati di non versare soldi agli erari comunitari. Mentre le imprese tradizionali sono soggette a un’aliquota del 23% sui ricavi, le società on-line invece pagano invece agli Stati membri il 10% di quello che fatturano in Europa, quando va bene.

L’Aula quindi propone di andare avanti con la proposta della Commissione europea, che a marzo ha proposto di imporre una tassa comunitaria del 3% a tutte le imprese on-line operanti nel territorio dell’Ue. Il Parlamento va oltre, abbassando da 50 milioni di euro a 40 milioni di euro il fatturato annuo oltre il quale far scattare il balzello, che i deputati lasciano al 3% con la possibilità di portarlo al 5% dopo due anni dall’entranta in vigore delle nuove regole. E’ convinzione degli europarlamentari che facendo pagare più tasse a chi fda business su interent, si potrebbero generare 10 miliardi di euro l'anno da investire in politiche comuni.

Per questo l’Aula ha anche ampliato il concetto di servizio digitale, allargandolo anche ai prodotti audio-visivi, indipendentemente dal fatto che il contenuto sia di proprietà della società che lo offre o se invece abbia acquisito i diritti per distribuirlo. Operatori come Netflix si aggiungono dunque alla lista dei soggetti su cui intervenire. E di intervenire è quello che il Parlamento chiede al Consiglio. Nell’impossibilità di prendere una decisione all’unanimità, si esorta a procedere a vota a maggioranza. Il dossier continua a trovare la contrarietà di quanti, nell’Ue, sono contrari all’idea di armonizzare e allineare le diverse politiche in materia di tassazione

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