Web tax, ultimatum Ue: "Decisione internazionale entro l'anno o l'Europa farà da sola"

Bruxelles insiste sulla strada del multilateralismo in sede Ocse e G20. Ma minaccia di introdurre una tassa sulle grandi imprese digitali qualora Usa, Cina o gli altri partner dovessero fare ostruzionismo

Solo 1,3 miliardi di gettito l’anno. Chi sperava di vedere grossi introiti per l’Ue derivanti dalla tassa sulle grandi imprese digitali, dove per ‘grandi’ si intendono quelle con un fatturato globale annuo superiore ai 750 milioni di euro, si è dovuto ricredere. Secondo la prima proposta della Commissione europea dell’imposta pensata per rendere giustizia alle piccole e medie imprese, dai giganti del web, a livello europeo, si riuscirebbero a ottenere imposte per meno di 2 miliardi di euro l’anno, che andrebbero a contribuire al bilancio comunitario come risorse proprie Ue. 

Occhi puntati sul G20

Nonostante le dimensioni modeste della web tax Ue, che potrebbe essere stata pensata in maniera così ridotta per lasciare spazio ad ulteriori aliquote a livello nazionale, si registra che Bruxelles spera ancora di non doverla introdurre unilateralmente. Nella giornata di ieri, durante la presentazione del piano di ripresa e di resilienza dell’Ue, sia il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, che il vicepresidente e commissario alla Stabilità, Valdis Dombrovskis, hanno ribadito che l’Unione intende continuare a muoversi “all’interno dei negoziati con i partner internazionali dell’Ocse e del G20”. 

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Il piano b della Commissione

Una strada molto stretta, dal momento che se sembra difficile trovare un accordo sulla tassa per le imprese digitali all’interno della stessa Ue (Irlanda, Olanda e altri Paesi sono sempre stati contrari), figurarsi cosa significa mettere d’accordo cinesi e statunitensi, le cui giurisdizioni sono la patria della gran parte dei giganti del web. Ecco allora l’ultimatum di Gentiloni, il quale in conferenza stampa ha affermato che seppure “la Commissione abbia intenzione di contribuire a una soluzione globale”, “se non sarà possibile concludere un accordo entro il 2020, dovremo presentare le nostre proposte”. Un eventuale progetto di introduzione di web tax da parte della Commissione troverebbe, molto probabilmente, spalancate le porte del Parlamento europeo. I principali gruppi parlamentari si sono sempre detti a favore di un’imposizione fiscale ‘seria’ nei confronti delle imprese che fanno enormi profitti sul web. Meno scontato sarebbe l’ok del Consiglio, dove gli interessi particolari dei Paesi contano più della volontà politica.

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