Paradisi fiscali, l'Ue salva la Svizzera ma non gli Usa: 4 Stati "americani" nella lista nera

La decisione della Commissione europea ha suscitato l'ira di Washington. Che replica: "Atto politico"

La Svizzera non c'è. In compenso, ci sono Puerto Rico, Isole Samoa, Isole Vergini americane e Guam: quattro "protettorati" degli Stati Uniti. Cosa che di fatto, mettere un "pezzo" degli Usa all'interno della nuova blacklist di paradisi fiscali stilata dall'Unione europea. Una decisione che ha fatto infuriare, e non poco, Washington.

L'ira Usa

Il tesoro Usa, secondo quanto riporta l'Ansa, ha lamentato di non essere stato consultato dalla Commissione europea e ha definito la lista "errata", affermando che le banche americane dovrebbero ignorare qualsiasi suggerimento Ue a controllare meglio le transazioni basate su questa lista. "Al dipartimento del Tesoro non è stato fornita alcuna opportunità significativa di discutere con la Commissione europea le sue basi per includere i territori americani", si legge in un comunicato.

Il Tesoro americano suggerisce anche che la lista non è necessaria perchè esiste già un organismo mondiale, la Financial action task force, che fissa standard internazionali per la lotta agli illeciti finanziari. I dirigenti americani vedono inoltre l'assenza di Paesi europei nella blacklist come una dimostrazione che si tratta più di esercizio politico che di esame rigoroso. 

L'assenza della Svizzera. E non solo

Un riferimento, forse, all'assenza di Paesi come il Liechtenstein, Andorra, San Marino o Monaco, tanto per citarne alcuni. O forse anche la Svizzera, che è stata esclusa dalla lista nera. Dentro ci sono invece altri 19 Stati oltre quelli già citati: Afghanistan, Bahamas, Botswana, Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord), Etiopia, Ghana, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Panama, Arabia saudita, Sri Lanka, Siria, Trinitad e Tobago, Tunisia e Yemen.

"Esorto questi Stati a rimediare al più presto", ha dichiarato la commissaria europea in una conferenza stampa. Finora l'Ue aveva fatto propria la lista degli Stati ad alto rischio approntata dal Gruppo d'azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di denaro (GAFI), organizzazione interstatale fondata dai membri del G8 e con sede a Parigi presso l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Tuttavia per il Parlamento europeo questo elenco non era abbastanza severo, ragione per cui aveva chiesto alla Commissione di Bruxelles di mettere a punto una lista propria.

La Svizzera è criticata da tempo a causa delle sue azioni al portatore, non solo dall'Ue ma anche dal Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali (Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes), organismo che verifica il rispetto dello standard in materia di assistenza amministrativa tramite valutazioni tra Paesi. Per questa ragione non era chiaro se la Svizzerasarebbe o no finita sulla lista dell'Ue. Infatti, mentre con le azioni nominative il detentore è noto, così non è sempre con le azioni al portatore: a certe condizioni gli azionisti possono rimanere anonimi, il che favorisce l'evasione fiscale. 

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