Ue: “I porti italiani paghino le tasse”. Fdi: “Così favorisce Nord Europa”

Per l'antitrust europeo, l'esenzione dalle imposte sulle società viola le norme in materia di aiuti di Stato.  Protesta Fratelli d'Italia

L'esenzione dei porti dalle imposte sulle società viola le norme europee in materia di aiuti di Stato. Lo ha comunicato la Commissione Ue, che in due decisioni distinte, ha chiesto a Italia e Spagna di conformare i rispettivi sistemi di tassazione dei porti alla legislazione antitrust comunitaria. 

"I porti sono infrastrutture essenziali per la crescita economica e lo sviluppo regionale - ha osservato Margrethe Vestager, commissaria responsabile per la Concorrenza - Per questa ragione le norme Ue in materia di aiuti di Stato prevedono che gli Stati membri dispongano di ampi margini di manovra per l'adozione di misure di sostegno e di investimento a favore dei porti. Al tempo stesso, per garantire condizioni eque di concorrenza in tutta l'Ue, i porti che generano profitti esercitando attività economiche vanno tassati allo stesso modo degli altri operatori economici, né più, né meno”.

La Commissione tende a distinguere tra quelle attività non economiche, come i controlli di sicurezza, del traffico marittimo o di sorveglianza antinquinamento, che possono essere esentate dalle tasse sulle società, e lo sfruttamento commerciale delle infrastrutture portuali, come la concessione dell'accesso al porto dietro pagamento. A questo secondo tipo di attività si applicano le norme Ue in materia di aiuti di Stato. Cosa che l'Italia non fa, dal momento che prevede l'esenzione totale dalla tassazione.  

Secondo l'Antitrust, in questo modo i porti italiani hanno un vantaggio competitivo sui concorrenti di altri Stati membri. Ecco perché l'Ue ha chiesto che, al massimo a partire dal primo gennaio 2020, sia l'Italia che la Spagna si adeguino alle norme europee. 

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La decisione di Bruxelles non è andata giù a Fratelli d'Italia: "Ci sono ben altri aiuti di Stato che la commissaria dovrebbe porre in evidenza, cosa che non fa. Vuoi vedere che i Paesi del Nord Europa, captata l'enorme ricchezza che dall'Asia - attraversando il nuovo e più capiente Canale di Suez - finisce in bocca al Mediterraneo, si vogliono 'pappare' i porti spagnoli e italiani, prima che lo facciano direttamente i cinesi? Con l'obiettivo di ridurre le due nazioni interessate a semplici territori di attraversamento su cui non lasciare nemmeno un euro?", dice Fabio Rampelli.

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