Ue ammette: "Il Mes è là ma nessun governo lo vuole". E apre a una sorta di eurobond

Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, da sempre considerato un falco dell'austerity, conferma che l'Italia, come il resto dei Paesi europei, non vuole attivare i prestiti. E annuncia un fondo finanziato con obbligazioni "sostenute da una garanzia degli Stati membri"

Il Recovery fund, il fondo per la ricostruzione che sarà discusso dai leader Ue il prossimo 23 aprile e che dovrà affrontare il rilancio dell'economia europea post-coronavirus, potrebbe essere finanziato con obbligazioni "sostenute da una garanzia degli Stati membri". Sembrano coronabond o eurobond, ma è meglio non chiamarli cosi' perché questi nomi sono "controversi". L'esperienza del Mes insegna: inserito nel piano di aiuti dell'Eurogruppo, tra mille polemiche, ma di fatto snobbato dagli Stati: "Nessuno ha finora chiesto crediti al Mes, e non ci sono ancora segnali che un qualche governo lo voglia fare". E' il quadro della situazione disegnato dal vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt.

Il fondo per la ricostruzione

Le sue parole hanno una doppia importanza, sia per il pubblico a cui si rivolge, sia perché il numero 2 di Bruxelles è da sempre considerato uno dei falchi più duri e puri dell'austerity. L'uomo che dovrebbe controbilanciare le spinte verso le misure espansionistiche cui punterebbe, invece, il commissario all'Economia Paolo Gentiloni. Ma la crisi del coronavirus ha rimesso tutto in gioco. E adesso, pur non nominandoli, Dombrovskis apre a una sorta di coronabond. E ammette che il Mes, per cui tanto si è battuto il governo olandese, è servito più come foglia di fico che per altro. 

Tutto ruota intorno al Recovery fund, il fondo per la ricostruzione che la Francia ha voluto inserire nelle conclusioni dell'Eurogruppo inn cambio dell'ok dei Paesi del Sud al Mes. Secondo le indiscrezioni, si parla di un piano da 1.500 miliardi di euro. "Potrei immaginare un tale quadro finanziario", ha ammesso Dombrovskis. All'interno di questo stanziamento, potrebbe rientrare un sistema di garanzie per l'emissione di debito comune. Che non verranno chiamati coronabond o eurobond, ma si avvicineranno nel concreto. Almeno questa è l'impressione.  

Il Mes che nessuno vuole

Il problema, del resto, è proprio di 'comunicazione'. A dividere Sud e Nord dell'Ue è stato finora il veto incrociato su Mes ed eurobond: al Sud non piace il Mes in quanto il solo nominarlo crea cataclismi nell'opinione pubblica e nella politica. Lo stesso effetto che al Nord fanno gli eurobond. "Gli eurobond sono controversi e perciò l'Eurogruppo non li ha citati nella sua dichiarazione", ha spiegato Dombrovskis. Ed è anche il motivo per cui il vicepresidente della Commissione non intende sbilanciarsi. "La Commissione Ue è aperta a tutte le possibilità consentite dal Trattato di Lisbona. Non ci precludiamo alcuna opzione se gli Stati membri sono d'accordo. Come tutti sappiamo, questo non vale per gli eurobond", finché si chiameranno cosi', aggiungiamo noi.

Il messaggio di Dombrovskis è chiaro: bisogna superare inutili arroccamenti di principio da parte dei Paesi membri e arrivare a una soluzione comune in tempi rapidi, perché "più dura la situazione di stallo, più sarà problematico per l'economia". E' il ragionamento alla base dell'accordo all'Eurogruppo sul pacchetto di prestiti da 500 miliardi, tra cui circa 200 miliardi del Mes. Occorreva un accordo in tempi rapidi, perché "già il fatto che l'Eurogruppo abbia trovato l'intesa sul pacchetto d'aiuti facilita l'accesso ai mercati finanziari da parte dei Paesi più indebitati", come l'Italia e la Spagna. Ma questo non significa che il Mes sarà attivato, come denunciato da Lega e Fratelli d'Italia nonostante le rassicurazioni del governo Conte. 

Secondo Dombrovskis, è più probabile che finirà come ha promesso il premier: "Nessun Paese ha finora chiesto crediti al Mes, e non ci sono ancora segnali che un qualche governo lo voglia fare", ha ammesso. 

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