L'Ue vuole la quinta libertà: la libera circolazione dei dati non personali

Molti Stati membri impongono limitazioni geografiche per l'archiviazione delle informazioni relative a settori come quello finanziario e sanitario ma anche per il cloud computing. Questi vincoli aumentano il costo di hosting dei del 30-60%

La quantità di dati prodotti dalle macchine aumenta a un ritmo esponenziale in un mondo sempre più connesso: entro il 2020 ci si aspetta che ci siano oltre 30 miliardi di dispositivi connessi alla rete. L'innovazione basata su questi dati ha bisogno che essi possano muoversi liberamente tra gli Stati, ma oggi, anche all'interno della stessa Unione europea, molti Stati membri impongono limitazioni geografiche per l'archiviazione dei dati relativi ai settori finanziario e sanitario, nonché per i registri delle società, i dati contabili e fiscali, le telecomunicazioni e i dati governativi.

I costi dei cloud

Attualmente i fornitori di servizi di cloud computing non possono scegliere sedi competitive che potrebbero essere più adatte al loro lavoro a causa di questi vincoli. Un recente rapporto ha stimato che queste limitazioni aumentano il costo di hosting dei dati del 30-60%. Ad esempio il Leviathan Security Group calcola che il costo dell'elaborazione dei dati in Germania è il doppio rispetto a quello del vicino Belgio e le aziende tedesche potrebbero risparmiare moltissimo se certi dati che devono processare potessero essere affidati a un'azienda belga.

Stop alle barriere sui dati

Per questo l'Unione europea intende impedire a qualsiasi Stato membro di imporre restrizioni territoriali o divieti all'archiviazione o qualsiasi altro trattamento di dati non personali in tutta Europa. La commissione Mercato interno dell'Europarlamento ha approvato con 28 voti a favore e tre contrari il mandato negoziale per l'Aula, e inizieranno ora le trattative con il Consiglio. I deputati chiedono che le eccezioni alla libera circolazione dei dati siano minime, chiarendo che eventuali restrizioni sarebbero da consentire solo "su base eccezionale", laddove giustificate da "motivi imperativi di sicurezza pubblica".

La quinta libertà

"Con questo regolamento de facto definiamo i dati come la quinta libertà nel mercato unico dell'Ue. Rimuovendo i confini, gli oneri e le barriere come le regole sulla localizzazione dei dati, consentiamo alle imprese europee di competere su un piano di concorrenza globale", ha rivendicato la relatrice del testo per l'Aula, Anna Maria Corazza Bildt. La popolare svedese ha definito questa riforma "un passo importante verso la riduzione del protezionismo dei dati, che sta minacciando l'economia digitale”, e ha spiegato che “il libero flusso di dati aumenterà il Pil quasi quanto i due recenti accordi di libero scambio stipulati dall'Ue, quello con il Canada e quello la Corea del Sud, messi insieme”. Si tratta, a suo avviso, “davvero di un punto di svolta, che potenzialmente fornisce enormi guadagni di efficienza sia per le aziende che per le autorità pubbliche” e “spianerà la strada all'intelligenza artificiale, al cloud computing e all'analisi dei big data".

Il progetto di direttiva garantisce che le autorità competenti abbiano accesso ai dati archiviati o trattati in un altro Stato membro a fini dei controlli normativi, ad esempio per ispezione e audit e incoraggia la creazione di codici di condotta per rendere più semplice per gli utenti professionali cambiare fornitore di servizi cloud e trasferire i dati dei propri sistemi IT. Questi codici di condotta dovrebbero chiarire per i deputati che il "blocco del fornitore", porre ostacoli al trasferimento di dati attraverso i sistemi IT, "non è una pratica commerciale accettabile".

In caso di dati misti, ovvero personali e non personali, la nuova direttiva si applicherebbe solo ai non personali, mentre i primi saranno gestiti sempre secondo il nuovo regolamento entrato il vigore lo scorso 25 maggio.

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