"Togliere agli Stati Ue il potere di veto sulle tasse", la richiesta di Bruxelles

La Commissione europea vuole mettere in discussione il sistema dell’unanimità per tutto ciò che riguarda economia, finanza e fisco. Sullo sfondo, il caso della web tax

Basta ai veti degli Stati membri sui progetti di tasse europee. La Commissione ha inviato alle capitali dei Ventotto il documento con cui mette in discussione il sistema dell’unanimità per tutto ciò che riguarda il fisco. Il collegio dei commissari lavora a una strategia per aggirare l’ostacolo del potere di veto, con cui uno solo Paese puo' bloccare un testo legislativo, e procedere cosi' a un più semplice voto di maggioranza. 

Secondo la Commissione, senza il blocco del veto, "gli Stati membri sarebbero in grado di raggiungere compromessi più rapidi, più efficaci e più democratici in materia fiscale, liberando tutto il potenziale di questo settore politico. Inoltre, secondo la procedura legislativa ordinaria, le decisioni in materia fiscale beneficerebbero di contributi concreti da parte del Parlamento europeo".

La Commissione "non propone alcuna modifica delle competenze dell'Ue nel settore fiscale, né dei diritti degli Stati membri di fissare aliquote fiscali nazionali su persone e imprese come ritengono più opportuno" tiene a precisare Bruxelles. 

Il caso della web tax

La comunicazione della Commissione è un testo di natura non legislativa ma politicamente rilevante. Dietro al quale c'è un obietivo: sottrarre competenze ai governi, e dare maggiori attribuzioni alla Commissione europea. Proprio l’esecutivo comunitario, con l'appoggio "esterno" del presidente francese Emmanuel Macron, ha proposto che le imprese digitali paghino una tassa del 3% sugli utili prodotti negli Stati membri in cui operano, così da dotare l’Ue di maggiori risorse e garantire maggiore equità fiscale. La contrarietà di alcuni Paesi (Lussemburgo e Irlanda in testa) non permette al dossier di avanzare.

Per evitare il ripetersi situazioni di cui la questione wev tax è solo l’ultimo degli episodi, il team Juncker vuole tentare il confronto diretto con le capitali, destinato a tramutarsi in scontro. La Commissione ha la facoltà di chiedere che si proceda ad una modifica delle regole procedurali come previsto dai Trattati. Esistono speciali clausole che consentono iter accelerati per adottare decisioni altrimenti complicate da trovare.

Il paradosso dell'unanimità

Serve il via libera unanime anche in questo caso, e dunque la Commissione sembra destinata a incassare una sconfitta. Ammesso che questo sia l’obiettivo di un esecutivo comunitario, tra le altre cose a fine mandato e quindi senza niente da perdere, intenzionato a far vedere ai cittadini chi non vuole colpire i grandi capitali.

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“Le sole imposte sulle transazioni digitali e finanziarie avrebbero generato entrate superiori a 60 miliardi di euro”, ricorda la Commissione. Non sono cifre nuove, quanto la ripetizione di un concetto già espresso ma a quanto pare non in modo sufficiente. Si tratta di risorse che possono essere utilizzate per investite. Stati permettendo.

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