Per l'Ue la Svizzera non è più un paradiso fiscale

I ministri delle Finanze pronti a stralciare Berna dalla 'grey list'. Tra i 'promossi' anche Albania e Serbia. Restano nella blacklist 11 Paesi terzi. Secondo Bruxelles, l'evasione delle tasse porta via alle casse pubbliche europee circa 900 milioni l'anno

I ministri delle Finanze dell'Unione europea sono pronti a stralciare la Svizzera dalla lista "grigia" dei paradisi fiscali, creata nel 2017 insieme a una blacklist per fare pressioni sui Paesi terzi ritenuti responsabili dell'evasione e dell'elusione del fisco in Ue, che second Bruxelles porta via alle casse pubbliche europee quasi 900 miliardi di euro all'anno. La decisione sulla Svizzera sarà presa nel corso della riunione del Consiglio Ecofin a Lussemburgo. 

La svolta arriva senza particolari sorprese. Già gli ambasciatori Ue avevano raccomandato nei giorni scorsi di 'premiare' Berna per gli sforzi fatti nel campo della cooperazione fiscale. Il 19 maggio scorso, infatti, la Svizzera ha approvato in seguito a un referendum la riforma fiscale e di finanziamento dell'Avs (Rffa), che entrerà in vigore nel 2020. Già oggi, pero', ha affermato il presidente della Confederazione elvetica Ueli Maurer, Berna dispone di un sistema tributario compatibile con i dettami dell'Ue e dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Insieme alla Svizzera, dovrebbero venire esclusi dalla cosiddetta "grey list" dei paradisi fiscali anche Albania, Costa Rica, Isole Mauritius e Serbia. Nell'elenco grigio, dovrebbero restare una trentina di Paesi. mentre la blacklist, quella che contiene gli Stati terzi con maggiori problemi sotto il profilo della cooperazione fiscale con l'Ue, ammontava al 21 giugno scorso a 11 Paesi (Samoa americane, Belize, Fiji, Guam, Isole Marshall, Oman, Samoa, Trinidad e Tobago, Emirati Arabi, Isole Vergini americane e Vanuatu). 

Le due liste, come dicevamo, sono state create nel 2017 e, spiega la Commissione, sono "uno strumento comune per affrontare i rischi di abuso fiscale e concorrenza fiscale sleale a livello mondiale". Ai Paesi inseriti in questi elenchi sono state chieste delle misure, tra cui il rafforzamento di audit e controlli, ritenute alla fonte, requisiti speciali in materia di documentazione e disposizioni antiabuso. 

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Le trattative intavolate sul fisco si sono anche intrecciate con altri dossier. Per esempio, proprio la Svizzera sta discutendo da tempo il rinnovo dell'accordo quadro con l'Unione europea. Sul tavolo ci sono una serie di trattati bilaterali delicati come quelli su commercio e banche. Le trattative si trascinano anche per le resistenze interne alla Confederazione, dove in tanti temono che l'accordo quadro possa comportare rischi alla sovranità di Berna. La 'pace fiscale' con Bruxelles potrebbe adesso favorire un'accelerazione sui negoziati. 

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