Straordinari non retribuiti, Corte Ue: “Obbligare imprese a registrare orari di lavoro effettivi”

La proposta dell’avvocato generale Pitruzzella per aiutare i dipendenti a veder riconosciute le ore extra trascorse in azienda

Il rispetto degli orari come obbligo non solo per i dipendenti, ma anche per i datori di lavoro. Un parere dell’avvocato generale Giovanni Pitruzzella, depositato presso la Corte di giustizia dell’Unione europea, potrebbe aprire la strada a un nuovo onere per le imprese, ma anche a una tutela per i lavoratori dipendenti a tempo pieno che non abbiano accettato di svolgere ore di straordinario. Questi ultimi, quando si trovano costretti a lavorare oltre l’orario giornaliero, difficilmente hanno modo di chiedere una remunerazione extra al datore di lavoro. Tale problema è dovuto all’assenza di una misurazione delle ore effettive trascorse in azienda. 

Il caso spagnolo

Pitruzzella chiede quindi l’introduzione dell’obbligo, in capo alle imprese, di misurare l’orario effettivo di inizio e fine della giornata lavorativa dei propri dipendenti. Il parere si basa sui diritti riconosciuti ai lavoratori dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e la direttiva 88 del 2003 sull'organizzazione dell’orario di lavoro. 

Il parere del giurista italiano riguarda il caso sollevato dal sindacato spagnolo Federación de Comisiones Obreras contro la Deutsche Bank . I sindacalisti hanno infatti chiesto di istituire un sistema di registrazione dell’orario di lavoro giornaliero effettivo svolto dal personale dipendente per consentire la verifica del rispetto dell’orario stabilito e dell’obbligo di trasmettere ai rappresentanti sindacali le informazioni relative al lavoro straordinario effettuato mensilmente.

Nella sua sentenza del 23 marzo 2017, il Tribunale Supremo spagnolo aveva escluso l’esistenza di un obbligo generale di registrare l’orario di lavoro ordinario, sottolineando che la legge spagnola obbliga unicamente a tenere un registro delle ore di lavoro straordinario effettuate e a comunicare, alla fine di ogni mese, il numero delle ore eventualmente svolte dai lavoratori ai loro rappresentanti sindacali. Ma tale obbligo non sussiste per quanto riguarda i dipendenti a tempo pieno che non abbiano espressamente accettato, individualmente o collettivamente, di svolgere ore di lavoro straordinario. 

Metà degli straordinari non registrati

A sollevare dubbi su tale interpretazione della normativa spagnola ed europea è stata l’Audiencia Nacional. Secondo gli atti forniti alla Corte, in Spagna il 53,7% delle ore di lavoro straordinario non sono registrate. L’interpretazione del Tribunal Supremo priverebbe dunque i lavoratori di un mezzo di prova essenziale per dimostrare una prestazione eccedente le ore di lavoro ordinarie. I loro rappresentanti sindacali non avrebbero poi a disposizione uno strumento necessario, come la misurazione dell’orario effettivo, per verificare il rispetto delle regole. 

Il caso, ora demandato alla Corte di giustizia dell’Unione europea, potrebbe portare a risvolti molto importanti nelle normative di tutti i Paesi Ue. L’avvocato scrive che gli Stati membri sarebbero comunque liberi di prevedere la forma di rilevazione dell’orario giornaliero effettivo ritenuta più idonea. 

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La palla ora passa ai giudici della Corte di giustizia, che decideranno sull’interpretazione delle norme europee e che, accogliendo il parere dell’avvocato generale, potrebbero dar vita a un nuovo obbligo in capo alle imprese. 
 

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