Nell'Eurozona gli stipendi aumentano più del costo del lavoro. Ma non in Italia

Penisola in controtendenza. Sulle buste paga del nostro Paese pesa l'aumento di tasse e contributi

Il costo del lavoro in Italia aumenta più della media europea, ad un ritmo superiore di quello dei salari. Colpa di un aumento delle tasse e dei contributi, che gravano sui conti dei datori di lavoro, meno ‘generosi’ quando si tratta di definire la busta paga a fine mese a causa anche dei rincari. Il risultato, dunque, è che l’Italia è sempre meno un porto sicuro quando si parla di lavoro e del suo mercato. Sono i dati diffusi da Eurostat a mettere in evidenza le controtendenze tutte tricolori.

Se nell’eurozona il costo del lavoro orario a inizio 2019 risulta sostanzialmente stabile rispetto all’ultimo trimestre 2018 (2,4%, rispetto al 2,3%), in Italia la differenza è più marcata (2,6%). Quanto al livello retributivo, se nell’area euro i salari nei primi tre mesi del 2019 la voce di spesa ha registrato un +2,5%, in Italia la stessa voce si ferma a +1,9%. Se in Italia le buste paga aumentano meno che nel resto dei Paesi con la moneta unica, le spese per tasse contributi invece vedono un aumento pari al doppio della media dell’Europa a diciannove: 4,2% contro un generale 2,2%.

Un dato che mette in cattiva luce il sistema Italia. Nel resto dell’area euro il costo dei salari aumenta più del costo del lavoro (2,5% contro 2,4%), dato confermato anche nell’Ue nel suo complesso a Ventotto (2,7% contro 2,6%). Nella Penisola invece il raffronto è negativo, 1,9% contro 2,6%. Non una buona notizia per il lavoratori.

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