"Non ci fidiamo del Mes, contro la crisi servono Recovery fund ed eurobond"

Intervista a Filippo Scerra, vicepresidente del M5s alla Camera e membro della commissione Politiche Ue: "Dobbiamo insistere per una condivisione dei rischi tra gli Stati membri"

Il compromesso all'Eurogruppo prevede la possibilità da parte degli Stati di richiedere l'attivazione del Mes. Per le spese sanitarie non sono previste condizioni, come memorandum di riforme o simili. Perché contestate l'accordo?

Abbiamo sempre detto che il Mes non è lo strumento adatto per una crisi asimmetrica come quella che stiamo attraversando. Ma va ricordato che non nasce oggi ma nel 2012 ed è stato voluto dal Popolo delle Libertà, di cui faceva parte quella Giorgia Meloni che ora tanto sbraita. Pensiamo che non abbia senso per il nostro Paese ricorrere al Mes, anche perché, nelle conclusioni dell’Eurogruppo, è scritto esplicitamente che “dopo la fine dell’emergenza Covid-19, lo Stato membro coinvolto nel programma rimane impegnato a rafforzare i suoi fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il quadro di coordinamento e di sorveglianza economica e di finanza pubblica dell’Ue.” Questa frase potrebbe significare un rafforzamento delle condizionalità, che noi non vogliamo nella maniera più assoluta.

Se l'Italia non attiverà il Mes, cosa potrà fare in alternativa per avere liquidità immediata? 

È stato  messo nero su bianco nelle conclusioni dell’Eurogruppo che nelle prossime settimane si lavorerà a un “Fondo per la ripresa” per il finanziamento a medio termine dei programmi nazionali di rilancio economico. In tale “formula” potrebbero rientrare i cosiddetti Coronabond, sui quali manca l’accordo per le ormai note posizioni ostili di Olanda e Germania. Noi dobbiamo insistere su quella strada. Bisogna assolutamente che ci sia una condivisione dei rischi tra tutti i Paesi membri. A questo strumento, bisogna ovviamente aggiungere un’azione senza precedenti da parte della Bce per fornire tutta la liquidità aggiuntiva necessaria.

Cosa pensate del Recovery fund? Può essere la soluzione alternativa agli eurobond o la base di un progetto del genere? Chi dovrebbe gestirlo, un board scelto dagli Stati o la Commissione?

E' il punto decisivo, a cui vi si potrebbe affiancare un’emissione di bond. Le varianti tecniche le possiamo discutere e dovremo essere aperti alle varie possibilità. Ma credo che da questo Fondo dipenda l’esito finale delle trattative al Consiglio europeo. Dovrà essere uno strumento potente, quindi penso ad un grande impegno finanziario, e di condivisione del rischio tra tutti gli Stati, quindi un Fondo di solidarietà tra tutti i Paesi europei. 

Ultima questione: bilancio 2021-2027. La Lega è contraria a un aumento del bilancio Ue con contributi proporzionali ai redditi lordi nazionali, come proposto dalla Commissione. Cosa che significherebbe più soldi da Germania e Olanda, che infatti, al pari della Lega, si oppongono. La vostra posizione in merito?

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In questi mesi il nostro governo ha spinto tanto per avere un Quadro finanziario pluriennale coraggioso. Purtroppo, gli stessi Paesi che adesso non vogliono gli Eurobond, si sono apposti ad aumentarne la dotazione. Pensiamo invece si debba insistere per un bilancio all’altezza delle nuove sfide europee, in modo che da questa emergenza nascano delle opportunità per rilanciare su obiettivi fondamentali come la lotta ai cambiamenti climatici, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, investimenti per la crescita e la competitività, evitando la diminuzione dei fondi per le politiche tradizionali, che sono alla base della costruzione della Comunità europea.

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