Lo scandalo del caffè equo e solidale: “Cosi' l'Ue finanzia lo sfruttamento di agricoltori e bambini”

L'accusa di 35 eurodeputati in una interrogazione alla Commissione europea, che replica: “Spetta agli Stati membri valutare” se le etichette FairTrade e UTZ siano fuorvianti. Ma poi aggiunge: “Valutiamo sistema di tracciabilità” come per il settore dell'abbigliamento. Corrao (M5s): "Prezzi inferiori ai costi di produzione"

Il caffè e il cacao venduti nei supermercati europei con le etichette FairTrade e UTZ, finanziate con fondi Ue, potrebbero alimentare “la povertà, la fame e lo sfruttamento di bambini innocenti” nei paesi in via di sviluppo. A denunciarlo, sulla scorta di diverse inchieste giornalistiche, è stato un gruppo di 35 deputati del Parlamento europeo in una interrogazione alla Commissione Ue. Che ha risposto alzando le braccia: “Spetta alle autorità nazionali competenti verificare”. 

La denuncia di 35 eurodeputati

Una risposta che non convince più di tanto i promotori dell'iniziativa, a partire dal primo firmatario dell'interrogazione, l'eurodeputato M5s Ignazio Corrao: “L'Unione europea è il maggiore importatore e consumatore mondiale di caffè e cacao – dice Corrao – Gli Stati membri oggi pagano il caffè il 60% in meno rispetto al 1983, mentre i prezzi del cacao sono pagati meno della metà di quanto sarebbe necessario per garantire ai coltivatori un sostentamento dignitoso”. Per intenderci, se 35 anni fa il caffè costava 1,4 dollari Usa per libbra, oggi il prezzo si ferma, considerata l'inflazione, a 0,48 dollari. “Tale importo è bel al di sotto dei costi di produzione”, attacca Corrao. La conseguenza di questi prezzi è la diffusione dello sfruttamento nelle piantagioni dei paesi in via di sviluppo, compresi i numerosi bambini impiegati nei campi.

Lo scandalo delle certificazioni

Secondo diverse inchieste giornalistiche, a contribuire alla riduzione dei prezzi sarebbero i sistemi di certificazione europei dei prodotti del commercio equo e solidale. Questi sistemi di certificazione, come FairTrade e UTZ, “ricevono milioni di euro sotto forma di finanziamenti europei, permettendo alle multinazionali di comprare caffè e cacao a un costo inferiore a quello di produzione, ingannando i consumatori europei con false dichiarazioni. Insomma i cittadini europei inconsapevolmente finanziano lo sfruttamento dei bambini che lavorano nelle piantagioni di caffè nei paesi poveri”, dice Corrao. 

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La Commissione Ue: "Controlli spettano a Stati"

Nella risposta all'interrogazione parlamentare, il commissario Ue alla Cooperazione internazionale, Neven Mimica, riconosce il dramma dello sfruttamento, ma per azioni concrete di indagine sulle certificazioni rimanda agli Stati membri, cui spetta valutare “se una determinata dichiarazione sia fuorviante, a livello di contenuti o per il modo in cui è presentata ai consumatori”. Unica apertura sul futuro: “La Commissione – scrive Mimica - intende sostenere iniziative per migliorare la trasparenza e la tracciabilità nelle catene del valore dell'abbigliamento e del cotone. Queste iniziative potrebbero essere replicate in altri settori, come quello del caffè e del cacao”.

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