Minibot, l’Italia “copia” Schwarzenegger. Ma a lui andò male

Il “Terminator” governatore provò a pagare i debiti della California con i mini-titoli di Stato come quelli che vuole introdurre la Lega. Ma non servirono a risolvere la crisi finanziaria. Anzi

Continua a tenere banco la polemica sui minibot, una forma di “compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione” attraverso “strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio”. Così li definisce la mozione approvata all’unanimità dalla Camera dei deputati e che, come ha fatto notare lo stesso Mario Draghi, aprirebbe la strada a due possibilità: la prima è l’emissione di vere e proprie banconote alternative all’euro, cosa che metterebbe a rischio la permanenza dell'Italia nell'Eurozona. La seconda, dice sempre Draghi, è che questi titoli vengano considerati come "nuovo debito pubblico”. Quest’ultima interpretazione, sebbene più rassicurante, ha un precedente storico non proprio di successo. Quello della California guidata da Arnold Schwarzenegger

I minibot californiani

Correva l’anno 2009 e gli Stati Uniti si trovavano nel bel mezzo della crisi finanziaria innescata dal fallimento della società Lehman Brothers. Barack Obama era presidente da meno di un anno e uno degli Stati più ricchi degli Usa, la California, era ancora guidata da Schwarzenegger, attore holliwoodiano di origine austriaca divenuto celebre in tutto il mondo come protagonista del film Terminator. La California oggi ha un Pil superiore all’intero Regno Unito ed è, presa da sola, la quinta economia al mondo, trainata dalle grandi aziende del settore tecnologico come Apple, Facebook e Google. Ma le sue finanze pubbliche nel 2009 non navigavano in acque sicure. “Le condizioni fiscali dello Stato sono disastrose”, scriveva CNN Money, “Schwarzenegger ha dichiarato l'emergenza fiscale, concedendo ai legislatori 45 giorni per affrontare la crisi”. 

E così, a inizio luglio 2009, il "Golden State" (Stato d’oro, come gli americani chiamano la California) fa sapere di non essere in grado di pagare i propri debiti e di voler emettere oltre 28mila titoli di piccolo taglio per un valore complessivo di 53,3 milioni di dollari. Il governatore-Terminator inizia quindi a usare i “pagherò” come moneta parallela per chiudere i passivi verso aziende, dipendenti della PA e contribuenti californiani a vario titolo.

Il buco nei conti

Lo stratagemma andò presto fuori controllo. Dopo soli dieci giorni erano stati emessi oltre 90mila minibot californiani per un valore di oltre 355 milioni di dollari. I principali istituti bancari a stelle e strisce smisero all’improvviso di incassare i titoli. Preoccupati per le sorti della moneta parallela, i detentori di minibot iniziarono a svendere i titoli prima che maturassero il tasso d’interesse, decidendo di ricevere meno soldi liquidi rispetto al valore virtuale del pagamento alternativo. 

L’avventura dei minibot californiani andò avanti per due mesi. Il 4 settembre 2009 l’esperimento fu accantonato: sul groppone della California rimasero circa 450mila titoli per un valore di 2,6 miliardi di dollari. Per convincere gli istituti di credito a riprendere a incassare i minibot, Schwarzenegger dovette tagliare la spesa pubblica e aumentare le imposte. Mettendo quindi in atto la politica lacrime e sangue che il Governo italiano intende scongiurare senza se e senza ma.

Non è dato a sapere se chi ha escogitato i minibot per trovare liquidità e finanziare le promesse fatte in campagna elettorale conosca il caso californiano. Ma una chiacchierata con Terminator potrebbe sempre tornare utile.
 

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