Salario minimo europeo, per l'Italia potrebbe essere di 950 euro al mese

Secondo la proposta sul tavolo della Commissione Ue, verrebbe introdotta una base per tutti gli Stati membri pari al 60% delle loro retribuzioni medie. Il nostro Paese tra i pochi a non avere questo strumento

La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen l'ha posta tra le sue priorità: introdurre il salario minimo in tutta l'Ue, soprattutto laddove ancora oggi manca, come in Italia. E stando alle prime indiscrezioni sulla bozza di legge al vaglio di Bruxelles, nel nostro Paese una misura del genere fisserebbe intorno ai 950 euro lordi mensili la retribuzione di base. 

Secondo quanto emerso finora, infatti, il commissario al Lavoro, il lussemburghese Nicolas Schmit, vorrebbe fissare una percentuale comune per tutti i Paesi Ue. Il vicepresidente della Commissione, l'olandese Frans Timmermans, ha pubblicamente sostenuto l'ipotesi di fissare tale percentuale al 60% della retribuzione media mensile di ciascun Paese. Poiché in Italia il salario medio lordo mensile è intorno ai 1.570 euro, una misura del genere comporterebbe una salario minimo di circa 950 euro.

Come dicevamo, il nostro Paese, insiema a Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria e Cipro, è tra i pochi nell'Ue a non avere una base comune. Esistono tuttavia i minimi stabiliti dai vari contratti collettivi. E a oggi, solo gli operai agricoli e i lavoratori domestici hanno un salario minimo inferiore ai 950 euro. C'è poi il capitolo dei contratti atipici, su cui lo stesso commissario Schmit ha detto di voler intervenire, ma su questo punto mancano ancora indicazioni più precise.

Per il momento, l'Esecutivo Ue sta concentrando gli sforzi per stabilire i criteri con cui individuare il salario minimo comune. Il 14 gennaio, Bruxelles avvierà una consultazione pubblica. Ma lo scoglio maggiore lo avrà in sede di Consiglio degli Stati membri: i Paesi nordici, infatti, si oppongono a uno strumento del genere.  "Temiamo che una direttiva europea in tal sendo non disponga di esenzioni o garanzie sufficienti per il nostro sistema", ha detto il ministro del lavoro danese Peter Hummelgaard al Financial Times qualche giorno fa. In Danimarca, Svezia e Finlandia vi è una lunga tradizione di contratti collettivi che potrebbe venire incrinata con l'introduzione di un salario minimo 'rigido' a livello Ue. 

salario minimo ue-2

Tra i critici di questa proposta c'è anche chi sottolinea come  i salari minimi più bassi nell'Ue rappresentano già oggi oltre il 50% del salario mediano dei Paesi interessati (Bulgaria, Lettonia, Romania e Ungheria): la soglia del 60%, in altre parole, non avrebbe grandi effetti. E' vero anche, pero', che stando ai dati Eurostat, solo 3 Paesi (Francia, Portogallo e Slovenia) hanno salari minimi sopra il 60% delle retribuzioni medie. Mentre la media Ue dei salari minimi (laddove esistono) è ben sotto il 50%.

Altro punto critico da valutare è quello del costo della vita. I salari, infatti, non vanno visti solo in termini assoluti, ma anche in base al potere d'acquisto. Se il salario minimo in Bulgaria è di 286 euro (il più basso in Ue), mentre in Lussemburgo è di 2.071 (il più alto tra gli Stati membri), questa forbice si dimezza se si parametrano le retribuzioni al rispettivo costo della vita. 

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