"L'oro italiano sia gestito dal governo", ma la Bce dice no a Lega e 5 stelle

L'istituto di Francoforte boccia la proposta dell'esecutivo gialloverde sulle riserve auree: la gestione resta nelle mani di Bankitalia e del sistema europeo delle banche centrali. Al Tesoro possono essere trasferiti solo gli interessi. Ma questo si sapeva già da tempo

L'oro agli italiani. E' lo spot lanciato da qualche mese a questa parte da una parte del sovranismo italico e che ha trovato spazio in una proposta di legge del leghista Claudio Borghi sottoscritta anche dal M5s. In sostanza, l'idea è di trasferire le corpose riserve auree dell'Italia (le terze al mondo, escluso l'Fmi) dalle mani di Bankitalia (e del sistema europeo delle banche nazionali) a quelle dello Stato, ossia del governo di turno. La proposta non è nuova: già 12 anni fa, quando al governo c'era il centrosinistra di Romano Prodi, la Banca centrale europea diretta dal francese Jean Claude Trichet fu chiamata a rispondere alle richieste del mondo politico italiano di poter mettere le mani sulle 2.452 tonnelate d'oro tricolore. E la risposta è la stessa fornita a inizio settimana, stavolta da Mario Draghi: le riserve devono restare a Bankitalia. Il Tesoro, ossia il governo, puo' fare quanto fatto finora da tutti gli Stati membri dell'Eurozona, Italia compresa: "accontentarsi" di gestire gli interessi generati da queste risorse. 

La motivazione è che i Trattati europei parlano chiaro: la "detenzione" e la "gestione in via esclusiva" dell'oro, se trasferito dalle banche nazionali agli Stati, "eluderebbe in divieto di finanziamento monetario ai sensi dell'articolo 123 del Trattato". Attenzione, nei Trattati non si parla di proprietà, ma solo di deposito e gestione esclusiva. In sostanza, le riserve auree sono direttamente connesse alle politiche monetarie, la cui competenza è delle banche nazionali, o meglio della Bce. Rompere questi vincoli significherebbe ledere l'indipendenza del sistema bancario. 

LEGGI ANCHE: L'oro degli italiani: a chi appartiene?

"Nell’assolvimento del compito di detenzione e gestione delle riserve auree - scrive Francoforte - né la Bce né una Banca nazionale, compresa la Banca d’Italia, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni, tra gli altri, dai governi degli Stati membri. I governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle Bance centrali nazionali, compresa la Banca d’Italia, nell'assolvimento dei loro compiti".

Ecco perché la proposta di Borghi va modificata, compreso il riferimento alla Banca d’Italia che gestisce e detiene le riserve auree "ad
esclusivo titolo di deposito", passaggio che potrebbe indurre a pensare che l'istituto centrale italiano non abbia più anche la gestione esclusiva delle riserve. 

La risposta di Draghi al governo gialloverde è chiara. Eppure lo stesso Borghi ha esultato su Twitter scrivendo: "ok da Bce a nostra proposta su proprietà riserve auree Bankitalia. Proposta solo una minima modifica del testo. Vittoria". 

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