Cofferati: "Reddito di cittadinanza? Vecchia battaglia della sinistra"

L'ex leader della Cgil: "Lo proponemmo noi nel 2010 e fu bocciato. Gli ammortizzatori sociali, per come funzionano adesso in Italia, creano differenze"

La promessa elettorale che ha aperto le porte di Palazzo Chigi al Movimento 5 stelle era un cavallo di battaglia della sinistra europea. Lo dice Sergio Cofferati, europarlamentare di Sinistra italiana, che ha lasciato il Partito democratico nel 2015.

Dal suo ufficio di Strasburgo, l’ex segretario generale della Cgil ripete la sua ricetta per attuare uno strumento di sostegno economico ai disoccupati, che vada ad eliminare le disuguaglianze tra chi ha riceve un aiuto e chi invece viene lasciato solo. “Lo abbiamo sempre chiamato reddito minimo garantito, e quando lo proponemmo nel 2010 fu bocciato per un solo voto in commissione Occupazione e per 30 voti dalla plenaria del Parlamento europeo”, ricorda amareggiato l’europarlamentare. 

"Riformare gli ammortizzatori sociali"

“Gli ammortizzatori sociali, per come funzionano adesso in Italia, creano differenze - spiega Cofferati - ad esempio, ci sono lavoratori che possono accedere alla cassa integrazione e lavoratori che non hanno questo diritto”. “Questa differenza va superata”, e per questo motivo l’eurodeputato è convinto “dell’utilità di avere uno strumento di carattere universale che garantisca il reddito delle persone quando non hanno un lavoro, qualunque sia la ragione: perché l’hanno perso o perché non l’hanno ancora trovato”.

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I dubbi sulla proposta M5s

Quando gli viene chiesto cosa ne pensa del reddito di cittadinanza targato 5 stelle, l'ex sindaco di Bologna sottolinea che ad oggi “non ci sono elementi per esprimere una valutazione di merito” perché “si sa solo come si chiamerà, ma chi riguardi, quali sono le risorse messe a disposizione e le modalità di attivazione ancora non è noto”. A questo riguardo Cofferati ricorda che “quello che costano i tradizionali ammortizzatori sociali poterebbe essere volto ad alimentare il reddito minimo garantito perché l’uno sostituisce l’altro”. Il reddito minimo, così come pensato da Cofferati, servirebbe dunque la doppia funzione di sostituire il ginepraio di ammortizzatori sociali con un sostegno unico e di combattere la povertà, dando un aiuto a chiunque si trovi senza lavoro

"Chi non lavora va difeso"

“Ovviamente questa garanzia non basta”, evidenzia Cofferati, citando le politiche di formazione e occupazione secondo lui necessarie in quanto “non si può accettare passivamente l’idea che uno sta a casa, non lavora e per questa ragione deve essere difeso”. Parla anche dello schieramento politico che un tempo ascoltava e portava in aula le sue proposte, “una sinistra che aveva a cuore il lavoro come valore fondativo”. “Non c’era alcuna intenzione di aiutare chi non vuole lavorare o speculare attraverso la disattesa delle leggi dello Stato, men che meno di introdurre strumenti alternativi al lavoro” sottolinea l’ex sindaco di Bologna, riferendosi al lavoro in nero e all’idea del reddito minimo come rinuncia alla ricerca di una professione. 

Come leader del sindacato, Cofferati riempiva le piazze in difesa dell’articolo 18. Ancora oggi si sente di ricordare che “il lavoro serve alle persone, garantisce la dignità, oltre che una vita adeguata”. Ma l’eurodeputato fa anche i conti con un sistema economico in cui “di persone che perdono il lavoro, o che non lo trovano, ce ne sono e ce ne saranno sempre”. “I cicli d’innovazione e i cicli economici camminano per loro conto, il mercato del lavoro si muove nel mezzo di questi processi”, ribadisce per sostenere la sua posizione, che al momento non riscontra i favori della sinistra rappresentata nel Parlamento italiano. 

“Che il reddito minimo venga portato avanti da altri da un lato è una cosa positiva, dall’altro crea un sentimento di fastidio perché era una proposta nostra, che abbiamo lasciato per strada ingiustamente perché risponde ad un’esigenza oggettiva che molte persone hanno”, conclude Cofferati.

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