M5s: "Il reddito di cittadinanza lo chiede l'Europa". Ma per Bruxelles lo ha già introdotto il Pd

Dibattito surreale a Strasburgo sul sussidio di sostegno ai disoccupati. 5 stelle: “Lo daremo a 6 milioni di italiani”. Pd: “Fate propaganda”. Tajani: “Significa lavoro nero e malavita”. Ma la Commissione Ue: "In Italia c'è già il Rei"

Stavolta è toccato ai “burocrati di Bruxelles” non capire il linguaggio dei politici nostrani. Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo è andato in scena un dibattito surreale sul reddito minimo. Al termine del quale la rappresentante del Consiglio europeo, l’austriaca Juliane Bogner-Strauss, ha sbottato: “Sarebbe utile per la prossima volta chiarire di cosa parliamo”.

Già perché il reddito minimo, almeno in Italia, è come una macchia di Rorschach: ognuno ci vede quello che vuole. Per il Movimento 5 stelle, che ha organizzato il dibattito, il reddito minimo non è altro che il reddito di cittadinanza. Ecco perché, la risoluzione votata nel 2017 dalla larga maggioranza degli eurodeputati, in cui si chiedeva agli Stati Ue di introdurre un “reddito minimo” in tutta Europa, dimostra, secondo il M5s, che la misura che il vicepremier Di Maio vuole includere nella prima manovra economica del governo giallo-verde va nella direzione giusta: ce lo chiede l'Europa, detto in altri termini. Del resto, nelle sue raccomandazioni economiche, Bruxelles invita il nostro Paese a introdurre forme di sostegno alla povertà. 

Reddito minimo, cosa chiede il Parlamento Ue

Ma a quanto pare, per la Commissione Ue, l'Italia ha già colto l'invito. La commissaria all’Occupazione Marianne Thyssen, che ha preso parte al dibattito di Strasburgo, ha chiarito che “negli ultimi due anni in Grecia e Italia è stato introdotto il reddito minimo e ora tutti gli Stati membri hanno un sistema di questo tipo”. Il riferimento della commissaria è al Rei, il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni. 

Pochi minuti prima l’eurodeputata M5s Laura Agea, pero', aveva detto altro: “In Italia non esiste il reddito di cittadinanza, è presente in 26 paesi europei su 28 ma non nel nostro”. La Agea, relatrice della risoluzione del 2017, ha dunque spiegato che “con il governo del cambiamento in Italia ci sarà il reddito di cittadinanza per più di sei milioni di cittadini. È una misura epocale, stiamo cancellando la povertà in Italia, ridando stimoli ai consumi e rilanciando l’economia”, incalzava la pentastellata. 

Nei successivi interventi di eurodeputati di diversi Paesi Ue c’è chi chiede il reddito minimo, chi se la prende con il reddito di cittadinanza e chi sbandiera l’introduzione del salario minimo (che è altra cosa) per iniziativa del proprio governo. L’eurodeputato Pd Brando Benifei accusa: “I 5 Stelle sono in evidente difficoltà, anche perché cercano di nascondere che uno schema di reddito minimo in Italia esiste già: si tratta del reddito di inclusione”.

A stretto giro interviene Sergio Cofferati per ricordare che un reddito minimo garantito lui l’aveva proposto nel 2010 “e questo Parlamento si oppose seppure per poche decine di voti”. L’ex segretario generale della Cgil e oggi eurodeputato di Sinistra italiana, ha quindi precisato: “bisogna ritornare a proporlo, e deve essere uno strumento universale perché nel momento del bisogno non si possono fare differenze”. 

Poche ore prima; il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani aveva commentato con durezza gli annunci del governo chiarendo che per lui “reddito di cittadinanza significa lavoro nero, mandare i giovani nelle mani della malavita organizzata perché è lei che controlla il lavoro nero, e non favorire la crescita”. L’esponente di Forza Italia faceva appello all’esecutivo “a dare lavoro ai giovani e non assistenzialismo, che finirà per essere pagato dal Nord del Paese senza risolvere i problemi del Sud”. 

Il 24 ottobre 2017 la risoluzione “politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà” fu sostenuta da 451 eurodeputati, tra cui lo stesso Pd, oltre al M5s. A quasi un anno di distanza, non è dato sapere chi dei due, tra i dem e i pentastellati, abbia capito bene cio' che si stava votando.  

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