Rischiamo una nuova recessione, ce lo dicono i container

Il recente calo nel traffico merci preoccupa gli analisti. Gli esperti avvertono: “È probabile che la crisi si faccia più acuta nei prossimi sei mesi, a meno che non vengano prese contromisure”

L'economia mondiale rischia una nuova recessione. A farlo capire sarebbe l'analisi dei dati sul traffico merci tra i principali scali portuali e aeroportuali a livello mondiale, considerato un indicatore importante secondo tanti studiosi e osservatori dell’economia. E la pensa così anche John Kemp, analista di mercato, che ha sintetizzato in uno studio le sue preoccupazioni sull’andamento dell’economia globale, che appunto si troverebbe “sull’orlo di una nuova recessione”. La previsione pessimistica è frutto della semplice osservazione della circolazione di container tra gli scali di Hong Kong, Londra, Memphis, Francoforte, Singapore e Long Beach (Los Angeles). Kemp analizza i numeri della stagnazione commerciale e nota, senza tanti giri di parole, che “i flussi globali sono piatti o in calo in tutte le principali regioni”. “L’economia mondiale scherza col fuoco della recessione per la prima volta dal 2008/09”, scrive Kemp in un editoriale per l’agenzia Reuters

recessione 1-2

“I volumi di merci che passano per i principali porti come Long Beach e Singapore - spiega l’analista - così come le merci trasportate in aereo attraverso hub come Hong Kong, Memphis, Londra e Francoforte, sono piatte o in ribasso rispetto al 2018”.

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L'aeroporto internazionale di Hong Kong è senza dubbio “il più grande hub per il trasporto aereo del mondo”, ma nel trimestre da marzo a maggio “ha visto volumi in calo di oltre il 5% rispetto all’anno prima”.

recessione Hong Kong-2

Secondo l’analista specializzato in energia e mercato del petrolio, si tratta di segnali molto preoccupanti. E mette in guardia proprio sul prezzo del greggio in probabile caduta a fronte di una frenata dei consumi.  “L'indicatore delle prospettive commerciali dell'Organizzazione mondiale del commercio è sceso ai livelli più bassi dal 2010”, avverte Kemp, “segnalando una continua decelerazione della crescita degli scambi”.  L’economista cita ulteriori indicatori Ocse che si trovano con il segno meno. Ricorda quindi che “dal 1970, ogniqualvolta l'indicatore dell'Ocse è sceso così in basso, l'economia degli Stati Uniti è sempre entrata in recessione e ha portato con sé le altre economie industriali avanzate”.

Le ricette anti-crisi

“L'economia globale potrebbe ancora evitare una vera e propria recessione”, precisa Kemp prima di esporre alcune ricette anti-crisi. “La Federal Reserve e altre banche centrali potrebbero tagliare i tassi di interesse per migliorare la fiducia e aumentare la spesa per beni durevoli”, evidenzia l’analista. E cita anche un precedente storico: “Nel 1998, i rapidi tagli dei tassi hanno mantenuto l'espansione [economica] in corso per altri due anni”.  “Al momento, tuttavia”, osserva Kemp, “l'economia globale sembra essere sull’orlo di una recessione, e pare più probabile che la crisi si faccia più acuta nei prossimi sei mesi, a meno che non vengano prese contromisure”. 

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