Quote latte, la Corte Ue condanna l'Italia: “Recuperi 1,3 miliardi di multe dagli allevatori”

La sentenza riguarda il periodo 1995-2002, quando i produttori italiani superarono i limiti consentiti. Se Roma non si adegua, scatterà la procedura d'infrazione. Coldiretti: "Giusta decisione, tutelare chi ha rispettato regole"

Una "mucca tricolore" davanti al palazzo della Regione Lombardia / MATTEO BAZZI/ ANSA

L'Italia non vuole recuperare le multe che, stando alle norme europee, i produttori di latte nostrani devono pagare per aver superato le quote stabilite da Bruxelles tra il 1995 e il 2002. Si tratta di circa 1,3 miliardi, che pero' i vari governi che si sono succeduti si sono guardati bene dal richiedere, sventolando come scusa la crisi del settore, ma dimenticandosi dei tanti altri allevatori (sempre italiani) che invece le regole le hanno rispettate. Adesso, dopo un lungo braccio di ferro tra Roma e Bruxelles, la Corte di giustizia Ue ha condannato il Belpaese a recuperare queste somme. Secondo la sentenza, i produttori di latte dovranno rimborsare interamente il loro debito nei confronti dell'Italia con rate annuali di uguale importo e in un periodo non superiore a quattordici anni, dal primo gennaio 2004. 

Le tappe della vicenda

Nel 2003 il Consiglio Ue aveva autorizzato il governo italiano a sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento degli importi dovuti all'Unione a titolo di prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari per il periodo in questione. L'autorizzazione consentì anche agli allevatori di estinguere il loro debito nei confronti dello Stato italiano mediante pagamenti differiti nell'arco di vari anni, senza interessi. Questa disposizione fu modificata più volte e alla fine, al fine di fare fronte alla grave crisi del settore, i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 furono differiti di 6 mesi.

Ma per la Commissione questo era un aiuto di Stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato interno e pertanto Bruxelles aveva chiesto all’Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, compresi gli interessi. Nel 2013 il governo aveva impugnato questa decisione al Tribunale Ue che gli aveva dato ragione ma la Commissione ha fatto ricorso a sua volta rivolgendosi alla Corte che ha annullato la decisione del Tribunale e dato definitivamente ragione a Bruxelles.

L’Italia avrà adesso la possibilità di recuperare gli aiuti irregolari (da calcolare), ma se non lo farà la Commissione europea avvierà la procedura d’infrazione per mancato recupero di aiuti di Stato illegali.

Soddisfatta la Coldiretti

"È una pesante eredità delle troppe incertezze e disattenzioni del passato nel confronti dell'Europa nell'attuazione del regime delle quote latte, che è terminato da 2 anni e sette mesi, il 31 marzo 2015", dichiara in una nota la Coldiretti. “Questa situazione – continua Colidretti – è stata determinata da una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani, che si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme negli anni acquistando o affittato quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro". Le pendenze a cui fa riferimento l'Unione europea “riguardano pochi produttori che hanno assunto un comportamento che - conclude la Coldiretti - mette a rischio le casse dello Stato e fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 32 mila allevatori italiani”.

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