Crescita lenta e conti a rischio: Bruxelles "smentisce" il governo. Ma le previsioni potrebbero cambiare

La Commissione europea nelle stime economiche d’autunno dipinge uno scenario d’insieme critico per la Penisola. Dubbi sull’efficacia delle politiche dell'esecutivo. A partire dalla manovra

La crescita ci sarà, ma non sarà robusta. Il deterioramento dei conti, invece, sarà molto, troppo marcato rispetto a questa moderata espansione. Le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea confermano fino a un certo punto politiche e impostazioni del governo italiano: l’aumento della spesa aumenterà sì la crescita, ma non in modo decisivo e con costi molto salati. Ci sono rischi di un aumento della disoccupazione, con conseguente impatto sulla domanda interna. E le banche restano un altro fattore di criticità, perché ancora troppo legate al debito pubblico.

Il capitolo relativo all’Italia potrebbe comunque essere riscritto, se il governo presenterà le modifiche alla legge di bilancio chieste dallo stesso esecutivo comunitario, e che a Bruxelles attendono per il 13 novembre. “La situazione potrebbe essere differente a seconda di quello che ci invieranno le autorità italiane la prossima settimana”, ammette il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici

Le stime per il 2019-2020

Il Prodotto interno lordo (Pil) è previsto all’1,2% per il prossimo anno (+0,1% rispetto alle ultime previsioni), e all’1,3% nel 2020. Ma per effetto dell’aumento della spesa dichiarato, nello stesso periodo aumenteranno deficit e debito in rapporto al Pil. Il primo raggiungerà il 2,9% nel 2019 (veniva dato all’1,7%, l’ultima volta, a maggio), per toccare quota 3,1% nel 2020, oltre il tetto del 3% previsto dalle regole europee. Non una buona notizia, dato che questo potrebbe dire procedura per deficit eccessivo e la perdita di libertà di manovra nella spesa.  Rivisto in rialzo anche il rapporto debito/Pil. La Commissione Ue lo dava al 129,7% nelle sue ultime previsioni (maggio), adesso Bruxelles lo considera al 131%.

Il governo non convince

Oltre all’implicita bocciatura dell’Italia contenuta nelle cifre, c’è la valutazione politica del governo Conte, che non convince Bruxelles. “Le misure politiche previste potrebbero rivelarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita”, si legge nel documento messo a punto dalla direzione generale Affari economici. In particolare “l'incertezza sulle politiche del governo potrebbe influenzare il sentimento e la domanda interna”. Vuol dire meno investimenti e meno consumi. Inoltre “la prevista retromarcia sulle riforme strutturali fa presagire problemi di occupazione e crescita potenziale”.

Il nodo del debito

Ci sono poi questioni legate al debito. “L’interazione del debito sovrano con il settore bancario è ancora preoccupante”, avverte l’esecutivo comunitario, che non resta indiffirente di fronte al progetto di reddito di cittadinanza. “La spesa pubblica aumenterà in modo significativo in seguito all'introduzione di un regime di reddito minimo”.

Le previsioni non tengono conto delle clausole di salvaguaria, una cui attivazione potrebbe mitigare gli effetti negativi per le finanze pubbliche italiane per il 2020, evitando quindi lo sforamento del tetto del 3% previsto nel rapporto della Commissione europea.

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