Precari nelle scuole, in Italia sono il doppio rispetto al resto d’Europa

Il mercato del lavoro Ue offre sempre meno contratti a tempo indeterminato mentre aumenta il numero dei part-time, freelance e posizioni a termine. L’incertezza per il futuro colpisce soprattutto il personale docente

L’incertezza per il futuro caratterizza sempre di più il lavoro dei docenti italiani, costretti a preoccuparsi più del proprio destino che di quello degli studenti. È quanto emerge dai dati diffusi dal centro studi Anief (Associazione nazionale insegnati e formatori), che mette in evidenza la carenza di contratti a tempo indeterminato nel mondo della scuola, dove in Italia la percentuale dei precari (30%) è il doppio rispetto a quella europea, che si attesta tra il 13 e il 15%. Con riferimento all’anno scolastico 2010/11, si è passati da 115mila supplenze annuali, o al termine delle attività didattiche, alle attuali 205mila

Un'Europa sempre più precaria

La trasformazione del rapporto di lavoro nelle scuole da tempo indeterminato ai contratti a scadenza è una tendenza ormai consolidata anche in altri settori, seppure con numeri meno allarmanti. In tutta l'Unione europea i contratti a tempo indeterminato full-time sono scesi dal 62% nel 2003 al 59% nel 2014

L’attuale percentuale dei contratti a tempo determinato è del 7%, più o meno la stessa per i contratti part-time, mentre i cosiddetti freelance e autonomi rappresentano ormai il 10% della forza lavoro europea.

Manodopera irregolare

Le rilevazioni riferite all’anno 2016 dicono anche che il 4% dei cittadini Ue ammette di aver svolto un lavoro non in regola o in nero negli ultimi 12 mesi, anche se tale percentuale va presa con le pinze, considerando il possibile timore della manodopera irregolare a rispondere con sincerità.

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