“Più leggi sociali non creano maggiore occupazione”. Il monito della leader degli industriali europei all'Ue

La presidente di BusinessEurope Emma Marcegaglia al summit di Goteborg contro le richieste di sindacati e sinistra per nuove norme su welfare e protezioni per i lavoratori. La Commissione europea: "Servono ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti divengano effettivi"

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"Non è con nuovi interventi legislativi a livello europeo” di politica sociale “che si possono creare nuovi posti di lavoro". A rovinare l'entusiamo di Goteborg, dove è in corso il summit Ue promosso per rilanciare la spesa e la tutela dei diritti sociali in Europa, ci ha pensato Emma Marcegaglia, leader di BusinessEurope, la Confindustria europea.  Che nel suo intervento davanti a sindacati e forze politiche, per lo più progressiste, di tutto il Vecchio Continente, ha alzato un muro dinanzi alle richieste di chi, dopo anni di austerity, chiede all'Ue un maggiore investimento su quello che è stato ribattezzato il Pilastro sociale dell'Unione.

Sinistra, a partire dai socialisti (Pd compreso), e sindacati europei chiedono che Bruxelles intervenga introducendo il salario minimo a livello Ue, promuovendo la formazione, un quadro legale per proteggere le nuove forme di lavoro atipico derivanti dalla digitalizzazione, garantendo alti standard sociali e contratti collettivi forti. In sostanza, si chiede un'azione normativa a livello europeo per fare in modo che, insieme alla convergenza economica, gli Stati membri si impegnino verso una convergenza “sociale”.

Ma è proprio questa spinta all'azione legislativa che il mondo delle grandi imprese non vede di buon occhio: "Il pilastro sociale europeo e le politiche per la crescita economica devono essere tenute insieme perchè il progresso economico è la base per il benessere sociale – ha detto Marcegaglia - Il sistema di welfare europeo è importante, la politica sociale è il nostro Dna, ma va modernizzata, per finanziare il modello sociale europeo occorre essere competitivi".  Il problema, ha proseguito la presidente di BusinessEurope, “è che non vanno irrigiditi mercati del lavoro, vanno ridotti i costi non salariali eccessivi e l'autonomia dei partner sociali va salvaguardata in modo che le decisioni sugli aspetti sociali (delle relazioni tra imprese e lavoratori, ndr) siano prese a un livello il più vicino possibile alle parti sociali".

In altri termini, meno la politica interviene, meglio è, secondo gli industriali. Di parere opposto l'Etuc, l'organizzazione dei sindacati europei, anche questa guidata da un italiano, Luca Visentini, che chiede invece all'Ue di fare intervenire: “L'Europa è finalmente passata dall'austerità ai diritti sociali e alla solidarietà, è il momento di restaurare il modello sociale europeo che è sdtato smantellato durante un decennio di austerità e rifondare l'economia sociale di mercato in cui in diritti non sono soppiantati dalle libertà economiche”.

Al fianco dei sindacati, sembra schierarsi anche la Commissione europea: “Vanno rispettate le competenze degli Stati membri e le tradizioni di dialogo sociale – ha detto il presidente Jean-Claude Juncker - ma saranno comunque necessarie ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi". 

Cos'è il pilastro sociale

La dichiarazione sul 'pilastro sociale' è un documento, sottoscritto dalla Commissione Ue e dagli Stati membri, di impegni politici, di orientamento comune per le politiche europee e nazionali. Sotto il capitolo pari opportunità e accesso al mercato del lavoro rientrano lo sviluppo delle competenze e apprendimento permanente, il sostegno attivo all'occupazione per aumentare le opportunità di occupazione, agevolare la transizione tra status differenti e migliorare l'"occupabilità" individuale. Per quanto riguarda le condizioni di lavoro, si intendono principi come l'equilibrio adeguato e stabile tra diritti ed obblighi dei lavoratori e dei datori di lavoro, tra flessibilità e sicurezza per agevolare la creazione di posti di lavoro, le assunzioni e l'adattabilità delle imprese e promuovere il dialogo sociale. La protezione sociale comprende anche l'assistenza sanitaria e l'assistenza a lungo termine, per garantire una vita dignitosa e la protezione contro i rischi e per consentire alle persone di partecipare pienamente al mondo del lavoro e alla vita collettiva. 

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