Piccoli negozi chiudono, studio Ue: “In Italia troppe restrizioni e tasse”. E Bruxelles lancia strategia per rilanciare settore

Carichi burocratici eccessivi, alto livello di imposizione, liberalizzazione degli orari di apertura. Queste, secondo uno studio della Commissione, sono alcune delle ragioni della crisi del commercio al dettaglio nel nostro paese. Ecco il piano dell'Europa per salvaguardare il comparto

Il problema riguarda tutta l'Europa, e l'Italia non è da meno. Anzi, il nostro paese è nell'Ue quello che presenta le più alte restrizioni all'apertura di un negozio e quello che chiede più adempimenti burocratici. Se in Belgio, Olanda o Austria basta un solo permesso per aprire una nuova attività, da noi ci vogliono almeno 4 passaggi burocratici differenti con tre enti diversi coinvolti. Senza contare le tasse, che sono le più alte in tutto il Vecchio Continente. Si spiega anche alla luce di questi dati, contenuti in un rapporto della Commissione europea, la crisi dei piccoli negozi italiani.

La crisi italiana ed europea

Nel 2017, dice Confesercenti, hanno chiuso senza essere sostituite circa 10mila imprese del commercio al dettaglio, al ritmo di un negozio sparito ogni ora. Sono spariti soprattutto negozi tradizionali, come quelli alimentari e dell'abbigliamento. Sotto accusa, come dicevamo, il carico burocratico e fiscale: tali restrizioni, scrive la Commissione, favoriscono la nascita di grandi concentrazioni, ossia la grande distribuzione, a scapito dei piccoli imprenditori. Oltre a comportare l'aumento dei prezzi dei beni venduti dai piccoli negozi a scapito della loro competitività. Un fenomeno che l'Ue segnala come esempio negativo a livello europeo. Secondo l'Ocse, riducendo il carico burocratico che grava sul settore, in Italia la produttività dei piccoli negozi potrebbe crescere del 3%. Inoltre, l'Italia si distingue per la forte liberalizzazione degli orari di apertura, che ha favorito i grandi centri commerciali a scapito dei piccoli negozianti. 

La crisi, fa notare la Commissione, riguarda pero' l'intero comparto europeo. “Quello del commercio al dettaglio – scrive Bruxelles - è uno dei maggiori settori dell'economia dell'Ue, le cui oltre 3,6 milioni di imprese impiegano quasi un cittadino su dieci”. Si tratta del secondo settore di servizi in Europa dopo quello dei servizi finanziari, genera il 4,5% del valore aggiunto dell'economia e da esso dipende l'8,6% di tutti i posti di lavoro nell'Ue. 

Le proposte di Bruxelles

Per tutte queste ragioni, la Commissione ha proposto a Parlamento e Stati membri una strategia per rilanciare il comparto.  “Data l'interazione con altri settori economici – spiega l'esecutivo comunitario - risultati migliori nel settore del commercio al dettaglio possono generare effetti di ricaduta positivi sull'intera economia. Minori restrizioni per il commercio al dettaglio si traducono in un aumento della produttività del settore manifatturiero. Aumentando la sua efficienza e cogliendo le sfide del commercio online e multicanale, il settore può offrire ai consumatori prezzi più bassi, incrementando quindi la domanda e orientando i produttori verso merci più innovative”. 

Da qui, un pacchetto di proposte che mirano a:

  • facilitare lo stabilimento nel settore del commercio al dettaglio: è fondamentale che un nuovo negozio possa essere aperto in tempi rapidi, di modo che i dettaglianti possano accedere al mercato. Si tratta anche di uno stimolo per la produttività e l'innovazione. Migliorando la conformità alla direttiva sui servizi, gli Stati membri possono semplificare le procedure di stabilimento senza mettere a repentaglio gli interessi di ordine pubblico, quali l'assetto territoriale in ambito urbano e rurale, la tutela dell'ambiente e dei consumatori. “Le autorità nazionali, regionali e locali sono invitate a ridurre gli oneri indebiti o sproporzionati all'esercizio del commercio al dettaglio, rendendo le procedure più semplici, più rapide e più trasparenti”, dice la Commissione.
  • ridurre le restrizioni alle attività quotidiane dei negozi: tali restrizioni possono costituire un onere significativo per le imprese e incidere sulla loro produttività, per cui la Commissione ha individuato le migliori pratiche concernenti la promozione delle vendite e gli sconti, i canali di vendita specifici, gli orari di apertura, le imposte, l'acquisto di prodotti in altri Stati membri e le pratiche contrattuali di un moderno commercio al dettaglio. L'obiettivo è garantire la parità di condizioni nel settore del commercio al dettaglio, nonché catene di approvvigionamento eque ed efficienti, senza limitare la libertà di perseguire obiettivi legittimi di ordine pubblico.
  • adottare nuovi approcci per promuovere la vitalità dei centri cittadini: la Commissione ha anche pubblicato una Guida su come favorire la rivitalizzazione e la modernizzazione del piccolo commercio al dettaglio. La Guida fornisce alle autorità pubbliche suggerimenti pratici su come aiutare i piccoli dettaglianti ad accettare il cambiamento tecnologico e ad affrontare le sfide del futuro. Ogni soluzione è supportata da esempi pratici e concreti, tratti da buone pratiche raccolte in tutta l'UE, che possono essere applicati alle rispettive esigenze locali. Nella Guida sono riportate storie di successo da cui gli Stati membri possono trarre ispirazione, ad esempio su come creare comunità di commercio al dettaglio per attirare i consumatori nei centri cittadini.

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