Ferie retribuite e orari certi per le partite Iva: cosa cambia con la nuova direttiva Ue

Via libera definitivo alle nuove norme che introducono maggiori tutele per gli indipendenti in tutta Europa. L'Italia avrà 3 anni di tempo per adeguarsi

Basta con gli attuali contratti atipici, tanti, sempre di più. Basta anche alle condizioni a cui devono sottostare i sempre più numerosi lavoratori autonomi, quelli attivi sul mercato del lavoro con partite Iva. Il Consiglio dell’Ue ha deciso di mettere ordine alla ‘giungla’ lavorativa, introducendo nuove misure a favore di quanti non hanno il caro vecchio contratto a tempo indeterimanto e a tutele crescenti.

“La direttiva risponde alla comparsa di nuove forme di lavoro”, sottolinea Marius-Constantin Budăi, ministro del Lavoro della Romania, Paese con la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. La nuova normativa “introduce diritti minimi per i lavoratori, garantendo in tal modo maggiore sicurezza e prevedibilità nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro e preservando allo stesso tempo l'adattabilità del mercato del lavoro”.

Ecco allora le novità, che entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Ue, e che gli Stati membri avranno tempo massimo tre anni per rendere operative nei rispettivi ordinamento nazionali.

Nuovi obblighi per i datori

Entro sette giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, i datori di lavoro saranno tenuti ad informare i collaboratori “in merito agli aspetti essenziali del rapporto di lavoro”. L’Ue specifica che si tratta di identità delle parti del rapporto di lavoro, il luogo di lavoro e la natura dell'impiego, nonché il salario minimo iniziale e la durata delle ferie retribuite, che dovranno essere garantite e riconosciute. Ancora, si dovranno chiarire la durata normale della giornata o della settimana di lavoro, “se l'organizzazione del lavoro è prevedibile”.

Se invece l’attività risulta “interamente o in gran parte” imprevedibile, i lavoratori dovranno essere informati su orari e giorni nei quali può essere loro imposto di lavorare, con un periodi minimi di preavviso che deve essere stabilito e rispettato. Infine nel caso in cui il versamento dei contributi sia compito del datore di lavoro, questi dovrà indicare a chi effettuerà i versamenti.

Periodi di prova

Non finisce qui. Il popolo delle partite Iva e tutti i firmatari di contratti atipici si vedono riconosciuti dall’Ue il diritto di poter fare altri lavori oltre a quello per cui sono già pagati, la riduzione del periodo di prova a un massimo di sei mesi, e la possibilità di chiedere, esauriti i sei mesi, un impiego con condizioni di lavoro più prevedibili e sicure. Periodi di prova superiori a sei mesi possono essere previsti solo in due casi: se sono nell'interesse del lavoratore o se sono giustificati dalla natura dell'impiego. Basta infine con corsi di aggiornamento e di formazione professionale a proprie spese: con la nuova direttiva europea i lavoratori ‘esterni’ potranno ricevere corsi gratuiti quando questi sono previsti dalla legislazione nazionale o comunitaria.

Si tratta di misure minime, uguali per tutti. Agli Stati membri viene lasciata la facoltà di adottare o applicare una legislazione più favorevole di quella approvata in sede europea, ma a livello nazionale non si potrà avere un mercato del lavoro con regole meno favorevoli di quelle appena adottate.

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