Altro che mercato unico, tra i paesi Ue ci sono 196 piccoli Ceta. Con tanto di tribunali privati

Si tratta di accordi bilaterali di investimento, che risalgono in gran parte agni anni '90, ma sono ancora in vigore. E spesso entrano in conflitto con la legislazione comunitaria. La Commissione chiede che vengano cancellati. Ma solo Italia e Irlanda, finora, lo hanno fatto

EPA/MANUEL DE ALMEIDA

I tribunali per la risoluzione delle dispute tra investitori e Stato sono stati al centro della battaglia contro il Ttip, il trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti. I cittadini europei erano preoccupati che questi potessero dare alle multinazionali il potere di violare, o addirittura cambiare, le leggi di uno Stato membro per piegarle ai propri interessi. Nel Ceta, il trattato di libero scambio col Canada, sono stati sostituiti con un tribunale pubblico, che deve ancora essere istituito. Ma le grandi aziende in alcuni Paesi membri potrebbero comunque provare a scavalcare la legislazione comunitaria e appellarsi a dei trattati bilaterali stipulati tra diversi Stati membri, trattati che sono stati sottoscritti prima dell'Unione europea come la conosciamo oggi, e che sono ancora operativi. Si tratta dei trattati bilaterali di investimento, i Tbi, che stabiliscono i termini e le condizioni per gli investimenti tra due Stati e all'interno dell'Ue ne esistono ancora 196.

Cosa sono i Tbi

Gran parte di essi risale agli anni '90, quando uno o entrambi i paesi non erano ancora membri dell'Unione e avevano lo scopo di promuovere gli investimenti, offrendo garanzie reciproche rispetto ai rischi politici che avrebbero potuto influire negativamente su degli investimenti. Con il Mercato interno la Commissione chiede da tempo di annullarli, perché potrebbero entrare in conflitto con le regole comunitarie: nel mirino ci sono Austria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia e Svezia. Finora, solo Italia e Irlanda hanno ascoltato Bruxelles. 

Per la Commissione, i Tbu frammentano il mercato unico, conferendo diritti ad alcuni investitori su base bilaterale visto che la loro disposizioni si sovrappongono ed entrano in conflitto con la legislazione in materia di investimenti transfrontalieri. Sebbene nei primi anni dopo l'allargamento i Tbi intraunionali non siano stati utilizzati spesso, alcuni investitori vi hanno fatto comunque ricorso creando problemi pratici.

Il caso della Slovacchia

Ad esempio nel 2004, la Slovacchia ha aperto agli investitori privati il proprio mercato dell’assicurazione malattia. L’Achmea, un’impresa appartenente a un gruppo assicurativo olandese, ha quindi stabilito in Slovacchia una filiale al fine di offrire in tale paese assicurazioni malattia private. Tuttavia, nel 2006, la Slovacchia ha parzialmente revocato la liberalizzazione del mercato dell’assicurazione malattia, vietando in particolare la distribuzione degli utili generati dalle attività di assicurazione malattia.

Nel 2008, l’Achmea ha avviato un procedimento arbitrale sulla base del Tbi che era stato stipulato nel 1991 dall'allora Cecoslovacchia con i Paesi Bassi, sostenendo che il divieto citato era contrario a tale accordo e che tale misura le aveva arrecato un danno pecuniario. La disputa è durata anni e per porvi fine è dovuta intervenire la Corte di giustizia dell'Ue che con una sentenza ha stabilito oggi la clausola contenuta nel Tbi pregiudica l’autonomia del diritto dell’Unione e, di conseguenza, non è compatibile con esso. Il Trattato però è ancora in vigore, anzi ne sono in vigore ben 196.

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