Tagli a investimenti, clausola Iva e webtax di Macron: il costo del braccio di ferro con l'Ue 

La Commissione europea ha dato l'ok alla “manovra del cambiamento” dopo mesi di negoziati, altalena sui mercati e sforbiciate al testo iniziale. Il risultato è una correzione di 10,25 miliardi. Ma il prezzo economico e politico della trattativa rischia di essere più alto

Come preannunciato “per sbaglio” ieri da fonti del ministero dell'Economia, il collegio dei commissari ha confermato oggi il suo via libera all'accordo raggiunto da Bruxelles con il governo italiano sulla manovra. Il risultato più importante è lo stop all'apertura di una procedura di infrazione che avrebbe comportato enormi costi per il Paese (solo in agricoltura, secondo Coldiretti, circa 5 miliardi di fondi Ue). Ma se il governo gialloverde canta vittoria, dalle parti dell'Esecutivo comunitario cominciano ad arrivare una serie di dettagli sull'accordo che aprono scenari non proprio esaltanti (per l'Italia).

Correzione da 10 miliardi

Innanzitutto, ci sono i dati economici centrali della manovra, che sono stati sensibilmente ritoccati rispetto al testo celebrato a fine settembre dal M5s sul balcone di Palazzo Chigi. Il rapporto deficit/Pil sarà intorno al 2%, come già emerso negli scorsi giorni, e non il 2,4%. Secondo la Commissione, lo sforzo aggiuntivo richiesto all'Italia è di 10,25 miliardi di euro. Uno sforzo necessario anche perché la stima di crescita del Pil italiano per il 2019 è stata ritoccata (nettamente) al ribasso dallo stesso governo: dall'1,5% di fine settembre all'1% di oggi. Come dire: c'eravamo sbagliati.

Cosa significhi in termini concreti questo sforzo lo si capirà meglio nelle prossime ore. Intanto, da Bruxelles, fonti vicine alla Commissione hanno fatto sapere che nella manovra 2.0 ci saranno 4 miliardi di investimenti pubblici in meno. Non proprio un bel segnale di impulso alla crescita. 

Le "famigerate" clausole di salvaguardia: cosa sono

Inoltre, dopo che il M5s ha attaccato per anni l'allora governo Berlusconi per le famigerate clausole di salvaguardia sottoscritte a Bruxelles, il governo Conte ne introduce di nuove: si tratterebbe di clausole che porterebbero all'aumento dell'Iva e che sarebbero legate ai costi del reddito cittadinanza e delle pensioni per il biennio 2020-2021. “È a dir poco incredibile che si spacci l'aumento Iva per un successo politico. LItalia ne esce umiliata", dice Francesco Boccia, deputato Pd.

Oltre alle clausole di salvaguardia, tra le misure volte a rassicurare Bruxelles ci sono anche 2 miliardi “congelati”: l'Italia li potrà utilizzare solo se l'andamento di conti ed economia andrà secondo le previsioni alla base dell'accordo con l'Ue. 

La webtax "macroniana"

Tra le novità della manovra 2.0 c'è anche l'introduzione di una “tassa sui servizi digitali”. Si tratta di una imposta molto cara al presidente francese Emmanuel Macron, che aveva provato a farla introdurre a livello comunitario, senza successo. Adesso, il capo dell'Eliseo potrà contare proprio sul governo dell' “arci-nemico” Matteo Salvini nella sua battaglia sulla webtax.  

Tra i costi del braccio di ferro tra Roma e Bruxelles, infine, va ricordato quello legato all'aumento dello spread, che dopo settimane vorticose, è tornato a scendere. Per quanto il peggio sia alle spalle, nel 2019 le casse pubbliche italiane dovrebbero versare 1,5 miliardi in più di interessi, secondo le stime di diversi economisti.

Il via libera alla manovra, comunque, non chiude la partita. Potrebbero esserci dei tempi supplementari, ha avvisato la Commissione. Il motivo? Il passaggio del testo al Parlamento: “Se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio", perché "la scadenza per l'Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio. Su questo siamo stati molto chiari nella risposta all'Italia", ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.

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