Manovra, il braccio di ferro con l'Ue potrebbe costare 60 miliardi l'anno

Il governo ha detto no alle correzioni chieste da Bruxelles. E adesso il rischio è l'avvio di una procedura lunga che potrebbe portare a pesanti sanzioni e a gravare sui governi futuri. Con l'arrivo a Roma di una sorta di Troika

Il commissario Ue Pierre Moscovici con il ministro Giovanni Tria

Avvertimenti, bocciatura, multe. In mezzo tutto lo scontro politico che ne può derivare. La Commissione europea ha "bocciato" il progetto di bilancio dell'Italia, richiedendo formalmente la presentazione di un nuovo piano entro tre settimane. E l'Italia ha risposto con un secco "no", confermando una manovra che porta il deficit per il 2019 al 2,4%. Adesso, l'avvio di una procedura per disavanazo eccessivo da parte di Bruxelles è sempre più concreto. E sarebbe la prima volta nell'Ue.

Una procedura che rischia di essere "un tunnel fatto di di vincoli da rispettare (taglio del deficit e del debito) - scrive La Stampa - e di monitoraggi costanti attraverso le missioni a Roma degli ispettori Ue". Una sorta di Troika, insomma. Ma non solo: se la procedura si concluderà con delle sanzioni, "servirà un taglio annuo del debito pari a 60 miliardi". Un fardello enorme, che graverà sui governi futuri, dati i tempi della procedura. Ecco cosa sta succedendo sull'asse Roma-Bruxelles.  

L'avvertimento inascoltato

Le regole comuni, stabilite dal patto di stabilità e crescita e successive modifiche (six pack e two pack), si concentrano innanzitutto sull'obiettivo di medio termine (Mto), il percorso di correzione strutturale, diverso a seconda dello Stato membro, da perseguire ogni anno. In caso di “scostamenti importanti” dal percorso di avvicinamento all'Mto, la Commissione invia un avvertimento allo Stato membro interessato, per chiedere i necessari adeguamenti politici da parte dello Stato membro interessato: all'Italia ha chiesto un taglio di 15-17 miliardi. Ieri, il governo gialloverde ha risposto agli avvertimenti confermando di fatto la manovra proposta, che secondo Bruxelles contiene uno scostamento dello 1,6 per cento. Inevitabile a questo punto l'avvvio di una procedura, che potrebbe scattare il 22 gennaio. 

Le sanzioni

La procedura per squilibri macro-economici che rischia di essere aperta ha tempi lunghi: la prima fase è fatta di monitoraggi semestrali da parte dei tecnici di Bruxelles sui conti dell'Italia. In sostanza, la Commissione europea valuterà passo dopo passo il rispetto degli impegni presi dal governo per gli anni a venire. Un po' come faceva la Troika con la Grecia.

La seconda fase è quella delle sanzioni, che pero' non arriverebbero prima di 5 anni. In altre parole, graverebbero sui futuri governi. Innantitutto, il patto di stabilità e crescita, come modificato, prevede per gli Stati della zona euro la possibilità di imporre sanzioni sotto forma di un deposito fruttifero pari allo 0,2 % del Pil dell'anno precedente, qualora lo Stato membro non adotti misure di adeguamento appropriate. Se l’Italia non risponde come si attende Bruxelles allora si profilano "prelievi" dell’ordine di 800 milioni.

Ma il rischio maggiore è quello dell'imposizione di un percorso di riduzione del debito pubblico, che oggi viaggia al 131% del Pil e che per le regole deve arrivare al 60% con una riduzione annuale pari a un ventesimo della parte eccedente. Come spiega La Stampa, la Commissione europea potrebbe chiedere un impegno concreto per tre anni, con tagli del 3,5% al bilancio annuale: tradotto in euro, 60 miliardi l'anno.

Stop ai fondi Ue

Non finisce qui. Nel quadro di una procedura per i disavanzi eccessivi, se lo Stato interessato non dà seguito alla richiesta di correzione rischia l'eventuale sospensione dei fondi strutturali e di investimento europei, ai sensi del regolamento del 2013 sui fondi strutturali europei.

Le regole di bilancio comuni si basano anche sul Fiscal Compact, o patto di bilancio. Qui è prevista la cosiddetta “regola d’oro” del pareggio di bilancio. Gli Stati membri possono essere convenuti in giudizio da parte di altri Stati membri dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea qualora tale norma non sia attuata in modo corretto. L’Italia rischia quindi di essere denunciata da uno dei partner.

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