Lavoro notturno, Corte Ue: "Donne incinta o che allattano siano protette da rischi"

La sentenza dei giudici europei sul caso di una neo-mamma spagnola che si era vista rifiutare le indennità previste dalla legge nazionale e da quella dell'Unione

Le donne gestanti, puerpere o in periodo di allattamento che svolgono un lavoro in orari notturni, anche solo in modo parziale, devono  godere della tutela specifica contro i rischi ai quali tale lavoro può essere associato. Lo afferma la Corte di Giustizia Ue in una sentenza che fornisce una interpretazione al diritto dell'Unione e rinvia quindi al giudice nazionale la controversia sollevata da una neo-mamma lavoratrice spagnola.

La signora González Castro, guardia di sicurezza in un centro commerciale, si era vista respingere la richiesta della sospensione del suo contratto di lavoro nonché la concessione dell'indennità per rischio durante l'allattamento prevista dalla normativa spagnola, che aveva motivato con un certificato medico. La Corte ricorda che secondo la direttiva 92/85 le lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento che svolgono un lavoro notturno godono di una protezione rafforzata e specifica contro il rischio particolare che il compimento di un simile lavoro può presentare.

La Corte aggiunge che la valutazione dei rischi deve includere un esame specifico che tenga conto della situazione individuale della lavoratrice interessata al fine di determinare se la sua salute o la sua sicurezza o quelle del bambino siano esposte a un rischio. E che la mancanza di un esame simile "configura una discriminazione per ragioni collegate alla gravidanza o al congedo per maternità e che, ai sensi della direttiva 2006/54, consente l'inversione dell'onere della prova".

Come rilevato dalla Corte, "sembra che la valutazione dei rischi associati al posto di lavoro della signora González Castro non abbia incluso un esame siffatto e che l'interessata sia stata discriminata". Ora, "spetta al Tribunal Superior de Justicia de Galicia verificare se questo è quanto effettivamente avvenuto. In caso affermativo, sarà onere della parte convenuta provare il contrario"

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