Lavoratori distaccati all'estero, i ministri Ue trovano l'accordo: "Paga in base a livelli locali"

Il Consiglio europeo ha dato l'ok alle nuove norme sugli impiegati inviati in un altro paese Ue. Escluso il settore dei trasporti. I Socialisti: "Un errore"

Ispezione in un cantiere con operai stranieri / © European Union 2017 - Source : EP.

Mandati a lavorare all'estero, in un paese con un costo della vita e salari più alti, ma pagati come se fossero a casa. E' la pratica del lavoro distaccato, molto in voga nel mercato unico europeo, dove l'assenza di frontiere ha favorito l'abuso di questa sorta di dumping interno, favorendo aziende di un altro Stato Ue a danno di quelle locali. Una pratica contro la quale, dopo anni di negoziati e discussioni, i ministri del Lavoro dell'Unione europea hanno finalmente trovato un accordo. Il principio è quello per il quale si batte da tempo buona parte del Parlamento Ue: stessa retribuzione per la stessa mansione nello stesso luogo di lavoro.   

La riforma della direttiva Ue

Il principio è contenuto nella riforma della direttiva sui lavoratori distaccati che ieri a Lussemburgo ha ricevuto l'ok del Consiglio dei ministri Ue. La direttiva non è nuova: era stata varata nel 1996, ma ci sono voluti 20 anni per portarla al passo con la realtà di oggi. 
Le nuove norme fissano un limite massimo di 18 mesi per il distacco all'estero dei lavoratori. Chi va all'estero dovrà essere pagato secondo i livelli retributivi del paese in cui lavora, nel rispetto delle regole sul salario minimo e altri benefit accordati nel settore in cui è occupato. Vanno attuati anche gli accordi locali frutto di contrattazione collettiva. La direttiva non entrerà in vigore subito, ma è previsto un periodo di tre-quattro anni per l'armonizzazione delle leggi nazionali con le nuove disposizioni. 

La deroga al settore dei trasporti

Dalla direttiva, per il momento, resta fuori uno dei settori più toccati dal fenomeno del dumping, ossia quello dei trasporti. Per tale settore, le nuove norme entreranno in vigore dopo l'attuazione di una legislazione specifica che dovrebbe essere varata a breve. 
La decisione di escludere il settore dei trasporti ha suscitato le critiche del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Ue: “Bisogna fermare il crescente sfruttamento e la concorrenza sleale in questo settore – attacca l'eurodeputata Agnes Jongerius – Tutti i lavoratori dei trasporti meritano migliori condizioni di lavoro e retributive”.
Critiche, ma per ragioni opposte, anche da Business Europe, la confindustria europea: "Le nuove norme sono frutto di una ideologia politica sbagliata e colpiranno le imprese", ha detto il direttore generale Markus J. Beyrer.

Soddisfatta la Commissione Ue

Soddisfazione per il testo viene espressa dalla commissaria europea al Lavoro, Marianne Thyssen: "Sono lieta che gli Stati membri sostengano largamente questa posizione: è equa nei confronti dei lavoratori distaccati, che meritano di godere delle stesse condizioni lavorative" dei loro colleghi 'autoctoni'. "Ed è giusto per i lavoratori e i datori di lavoro locali che non vogliono una concorrenza al ribasso sui salari. Questo dimostra che in Europa possiamo riunirci, sederci a un tavolo, dialogare e raggiungere un accordo equo ed equilibrato". 

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