Juncker: “Il bilancio Ue dopo la Brexit? Come al bar, ogni paese ordina un caffé diverso”

Non c'è accordo tra gli Stati membri sulle future modalità di finanziamento dell'Unione e dei suoi programmi. Il presidente della Commissione ha confermato che ci saranno riduzione nei fondi per agricoltura e politica di coesione: “Ma mi opporro' a tagli duri”

© European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Etienne Ansotte

Resta lo stallo sul futuro del bilancio dell'Unione europea dopo la Brexit. Commissione e paesi membri non trovano la quadra. E come ha ammesso Jean-Claude Juncker, è come stare in un bar italiano: “Ognuno ordina un caffè diverso. C'è chi dice di non voler pagare di più, altri dicono che non vogliono ricevere meno dalla Ue”. Insomma, per citare sempre il presidente dell'Esecutivo comunitario, una equazione impossibile. 

Il Vertice Ue di fine mese

Un'equazione che proveranno a semplicare gli stessi leader Ue nel vertice di Bruxelles previsto per il prossimo 23 febbraio. “Nel discutere sul livello di ambizione dell'intervento dell'Ue in settori come la protezione delle frontiere esterne, il sostegno a una vera Unione europea della difesa, il rafforzamento della trasformazione digitale dell'Europa o l'aumento dell'efficienza delle politiche agricola e di coesione, è importante che i leader si accertino delle implicazioni concrete delle loro scelte in termini di finanziamenti a livello” comunitario, scrive la Commissione.

I tagli e i rischi per l'Italia

Per adesso, cifre certe non ci sono. Ma Bruxelles ci tiene a ricordare che il livello dei contributi statali attuali all'Ue costa a ogni cittadino quanto un caffé al giorno. In totale, sono 155 miliardi all'anno, mentre il Pil complessivo dei 28 Stati membri è di 14.791 miliardi di euro. Stiamo parlando dell'1,03% della ricchezza totale dei paesi Ue, una quota che si è ridotta nel tempo (era all'1,25% un ventennio fa). 

La Commissione Ue chiede agli Stati di fare di più. Anche perché gli scenari post-Brexit non sono per nulla rosei. I settori più colpiti potrebbero essere quelli dell'agricoltura e della politica di coesione. Per quanto riguarda l'agricoltura, Bruxelles ipotizza tagli tra i 60 e i 120 miliardi di euro nell'arco di 7 anni. Sulla coesione, ossia sui fondi alle regioni, la Commissione mette a confronto tre scenari: il primo manterrebbe la spesa ai livelli attuali, il secondo condurrebbe a un taglio di 95 miliardi, il terzo a una riduzione di 125 miliardi. Nel secondo caso, l'Italia perderebbe i fondi per le regioni centro-settentrionali. Nel terzo, perderebbe anche i fondi per il Sud. 

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