Juncker bacchetta l'Italia: "Ha avuto 30 miliardi di flessibilità, ma non lo dicono"

Le parole del presidente della Commissione Ue il giorno dopo la richiesta di Lega e M5s di scorporare gli investimenti sulle politiche per la famiglia dal Patto di stabilità

"Grazie alla nostra flessibilità, l'Italia ha speso 30 miliardi in più, ma questo non lo leggo sulla stampa italiana". A dirlo è il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Parole che arrivano a poche ore dalla mozione di Lega e M5s in cui si chiede all'Ue di scorporare le spese sulle politiche per la famiglia dal calcolo del deficit e dunque fuori dai paletti del Patto di stabilità e crescita. 

La flessibilità di Bruxelles

Juncker ha difeso l'operato della sua Commissione sia dagli attacchi dei cosiddetti "falchi", che lo hanno accusato di essere stato troppo "morbido" con Paesi con alto debito pubblico come l'Italia, sia dalle accuse che gli sono arrivate proprio dalle attuali forze di governo italiane, secondo cui Bruxelles ha abusato della scure dell'austerity in questi anni. "Il patto di stabilità non ha perso i 'denti' come sostiene qualcuno al Nord ed è stato utile il nostro sforzo per assicurare la flessibilità necessaria nell'attuarlo", ha spiegato durante un evento a Bruxelles, facendo poi l'esempio del caso italiano. E dei 30 miliardi di flessibilità che l'Ue avrebbe accordato ai governi che si sono succeduti negli ultimi anni a Roma. 

Finora, pero', la flessibilità è stata concessa per cause eccezionali, dunque per le spese non preventivabili legate a eventi come il terremoto e la crisi migratoria. Difficile immaginare che Bruxelles possa fare rientrare in questa categoria spese "correnti" come quelle per le politiche famigliari. Eppure, il governo, alle prese con la delicata revisione del Def e con il rischio di un aggiustamento della manovra varata a dicembre scorso, vuole tentare questa strada.

La richiesta M5s-Lega sulla famiglia

Nella mozione presentata da leghisti e pentastellati alla Camera, si impegna il governo "ad adoperarsi in sede di Unione europea affinché, nell'ambito di una riforma del Patto di Stabilità e Crescita, sia introdotta una nuova fattispecie di 'Golden rule' per gli investimenti nelle politiche familiari, ossia uno specifico spazio di flessibilità di bilancio da destinare a interventi di riforma strutturali specificamente rivolti ad elevare il tasso di natalita' del nostro Paese sino a traguardare almeno la media europea". M5s e Lega chiedono all'esecutivo di "predisporre un progetto di riforma strutturale del welfare familiare, finalizzato a razionalizzare i diversi istituti vigenti a sostegno della natalità e della genitorialità" con anche "interventi complementari nei diversi ambiti dei sussidi, delle agevolazioni tributarie, dell'assistenza all'infanzia, dei servizi alla persona, della conciliazione dei tempi di vita professionale e familiare e delle pari opportunità".

La palla ora passa a Conte, Tria e Di Maio, ciascuno dei quali dovrà convincere non solo Bruxelles, ma soprattutto i rispettivi colleghi degli altri Stati membri ad accettare una flessibilità di questo tipo. Già, perché al di là quello che la Commissione europea potrà decidere, resta lo scoglio di Paesi Ue solitamente poco inclini a concedere all'Italia più libertà di manovra sui conti. Compresi quelli con governi che Salvini considera "amici", come l'esecutivo austriaco, tra i più critici nella "manovra del cambiamento" firmata da 5 stelle e Lega.

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