L'Iva perduta: in Italia un buco da 33 miliardi per frodi ed evasione

Siamo il Paese europeo che in termini assoluti ha il più alto divario tra gettito atteso e quello effettivamente riscosso, quasi un quarto di tutta l'Unione. Una proposta della Commissione Ue potrebbe combattere questo fenomeno. Ma è bloccata da due anni dagli Statu membri

Ben 33,6 miliardi persi in un solo anno. Risorse che potrebbero finire nelle casse dello Stato ed aiutare a risolvere gli annosi problemi di spesa pubblica dell'Italia, dalle scuole alle imprese, passando per giovani e disoccupati. Ma che scompaiono dai radar del fisco attraverso frodi e vari meccanismi di elusione ed evasione. E' l'ammontare enorme che il nostro Paese ha perso per l'Iva non riscossa nel 2017, secondo quanto calcolato da uno studio della Commissione europea.

Il paradosso italiano

Nessuno come noi nell'Ue arriva a tali perdite: la Germania si ferma a 25 miliardi, la Francia a 12. Nel complesso, i 28 Stati membri hanno visto scomparire dai loro erari ben 137 miliardi, frutto del "divario dell'imposta sul valore aggiunto", ossia la differenza complessiva tra il gettito Iva atteso e l'importo effettivamente riscosso. E' vero che questo divario si è leggermente ridotto rispetto agli anni precedenti, e che l'Italia è tra quelli che sono riusciti a ridurlo di più. Ma è anche vero che l'importo "rimane molto elevato", ammette Bruxelles. E che il Belpaese, da solo, vede scomparire un quarto dell'va non riscossa in tutta l'Ue. Il paradosso per noi è che con l'Iva non riscossa si potrebbe tranquillamente scongiurare l'aumento di questa imposta, un pericolo che il nuovo governo si troverà ad affrontare da subito: per evitarlo, servono 23 miliardi, 10 in meno di quelli 'smarriti' nel 2017. 

Le proposte (bloccate) di Bruxelles

Ma al di là dei paradossi, resta la difficoltà di far fronte a frodi ed evasione. Una quota crescente dell'Iva 'persa' deriva da truffe e sistemi di elusione che sfruttano reti criminali transnazionali, spesso all'interno della stessa Unione europea. E' il caso, per esempio, delle cosiddette "frodi carosello", come quella che ha convolto alcuni imprenditoriali italiani attraverso società fittizie in Romania. Per colpire proprio il livello transnazionale, la Commissione europea ha proposto nel 2017 un pacchetto di norme che, pero', sono ancora ferme, bloccate dall'inazione degli Stati membri, cui spetta il via libera per la loro adozione. 

"Questo notevole divario dell'Iva - dice la Commissione europea - evidenzia ancora una volta la necessità di una riforma globale delle norme dell'Ue in materia di Iva, come proposto nel 2017 dalla Commissione, e di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri al fine di contrastare le frodi e di rendere funzionali le norme per le imprese e gli operatori commerciali che operano nella legalità". 

Per il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, "le nostre proposte di introdurre un sistema dell'Iva definitivo e favorevole alle imprese sono ancora sul tavolo delle discussioni. Gli Stati membri non possono permettersi di stare a guardare mentre miliardi di euro vanno persi a causa di pratiche illegali come le frodi a carosello e di incongruenze nel sistema dell'Iva". 

Se l'Italia ha il record europeo di Iva non riscossa in termini assoluti, guardando alla classifica legata all'impatto percentuale di queste perdite sul totale di riscossione atteso, a guadagnare la maglia nera è la Romania, con una perdita del 36 % delle entrate Iva. A seguirla Grecia (34%), Lituania (25%) e, al quarto posto, l'Italia. I divari minori si riscontrano in Svezia, in Lussemburgo e a Cipro, dove in media la perdita riguarda solo l'1% del gettito Iva. 

iva commissione-2

I risultati ottenuti nella riduzione di questo gap dai singoli Stati membri "variano ancora in modo significativo", scrive Bruxelles. Il divario dell'Iva è diminuito in 25 Stati membri e aumentato in tre. Malta (-7 punti percentuali), Polonia (- 6 punti percentuali) e Cipro (- 4 punti percentuali) hanno registrato buoni risultati, con una notevole diminuzione delle loro perdite di IVA. Anche altri sette Stati membri, ossia Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Cechia e Francia, hanno ottenuto risultati soddisfacenti, riducendo il loro divario di oltre 2 punti percentuali. Il divario è aumentato notevolmente in Grecia (2,6%) e in Lettonia (1,9%) e, in misura marginale, in Germania (0,2%). 

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