In Italia il popolo delle partite Iva: quasi cinque milioni, un sesto del totale Ue

Il nostro paese è dal 2014 al primo posto nell'Unione per numero di lavoratori autonomi, anche se sono in diminuzione

Foto Eu Commission

Il popolo delle partite Iva si trova in Italia. In Europa nessuno ha il numero di lavoratori autonomi che vanta la Penisola. Erano circa cinque milioni (4.977.100) nel 2018, oltre un quinto (22%) delle persone in attività in Italia di età compresa tra 15 e 74 anni, e quasi un sesto di tutti i lavoratori autonomi dell’intera Unione europea (poco più di 32,5 milioni).

Primi dal 2014

È un primato che nessuno riesce a insidiare, quello tricolore. È dal 2014 che l’Italia guida la classifica Eurostat del numero di lavoratori autonomi, che comunque è diminuito. In tre anni sono state chiuse qualcosa come 151mila partite Iva, in media circa 50mila l’anno. Un dato che non impedisce però all’Italia di rimanere capitale europea dei liberi professionisti. La chiusura delle partite Iva corrisponde ad un contemporaneo aumento del numero delle assunzioni.

Aumentano i lavoratori dipendenti

Dinamiche europee a cui non ha fatto eccezione il mercato del lavoro nazionale. Tra il 2016 e il 2018 nel territorio dell’Ue si è registrato un incremento di lavoratori dipendenti pari a circa tre milioni, e nello stesso periodo lo stesso è avvenuto in Italia, dove alla riduzione del numero di lavoratori autonomi (-92mila circa) si è accompagnato un maggiore incremento dei contratti (+466mila).

Alta disoccupazione

I dati indicano comunque le difficoltà tutte italiane a creare lavoro a meno di inventarselo da soli. L’Italia è tra i tre Paesi dell’Ue e dell’Eurozona con un tasso di senza lavoro a doppia cifra. A marzo ha toccato quota 10,2%, in calo dello 0,3% rispetto a febbraio. Solo Grecia (18,5%) e Spagna (14%) hanno indici peggiori. La buona notizia, anche in questo caso, è che in Italia come in Europa le cose migliorano. Rispetto a un anno fa si contano 1,4 milioni di occupati in più nell’Ue, la maggiora parte dei quali nell’area dei Paesi con l’Euro (1,2 milioni). Un dato posto in risalto per mascherare la performance negativa degli ultimi 30 giorni: tra febbraio e marzo 2019 sono stati bruciati 174mila posti di lavoro nella sola eurozona. Una frenata che non ha risparmiato l’Italia, dove risultano 96mila occupati in meno su scala mensile. Il totale dei disoccupati è ora 2,6 milioni, a cui si aggiungono circa mezzo milione di giovani under25 (473mila).

Disoccupazione giovanile

L’Italia ha il secondo tasso di disoccupazione giovanile dell’Ue (qui sono disponibili i dati di 21 Paesi su 28, però), pari al 30,2%. Si è ridotto rispetto a un anno (32,7%) e al mese scorso (31,8%), ma rimane comunque tra i più elevati. L’Italia non è un Paese per i giovani, a meno che non aprano una partita Iva.

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