Italia, la ripresa prosegue. Ma per tasso di crescita siamo penultimi nell'Ue

Secondo le previsioni d'inverno della Commissione europea, il Pil del paese crescerà dell'1,5% nel 2018 e dell'1,2% nel 2019. Ma la situazione delle banche potrebbe peggiorare il quadro. Tra i 28 Stati membri, solo il Regno Unito fa peggio 

© European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service

La ripresa c'è, ma rispetto al resto dell'Unione europea è lenta. Senza contare il Regno Unito, pronto alla Brexit, saremmo ultimi per tasso di crescita. Un tasso che potrebbe persino ridursi per le incertezze del sistema bancario e se il processo di riforme dovesse rallentare. E' quanto emerge dalle previsioni economiche invernali della Commissione europea, pubblicate oggi.

Ultimi nell'Ue a 27

Secondo le stime di Bruxelles, in Italia l'aumento del Pil previsto è dell'1,5% nel 2018 e dell'1,2% nel 2019. La zona euro dovrebbe crescere in media del 2,3% quest'anno e del 2% il prossimo. Tra i grandi paesi, il Pil della Germania dovrebbe aumentare del 2,3% nel 2018 e del 2,1% nel 2019, quello della Francia del 2% e del 1,8%, quello della Spagna del 2,6% e del 2,1%. Nell'Ue a 28 solo il Regno Unito fa peggio dell'Italia, con una previsione di crescita del 1,4% nel 2018 e del 1,1% nel 2019.

I rischi su banche e riforme

La crescita nel nostro paese, dunque, va a rilento rispetto al resto d'Europa. E rischia di rallentare ulteriormente: secondo quanto scritto dalla Commissione nelle sue previsioni, sulle stime per l'Italia pesano “rischi al ribasso interni legati in gran parte alla situazione ancora fragile del settore bancario italiano”. Bruxelles chiarisce anche che tali stime si basano "sul presupposto" che il governo italiano "continui a attuare le riforme favorevoli alla crescita già adottate e prosegua politiche di bilancio prudenti".

In altre parole, se dopo il voto di marzo questo cammino venisse interrotto, il Pil potrebbe subire un ridimensionamento. Parole che sembrano quasi a un avvertimento a chi, tra le forze politiche italiane, propone di forzare la mano sui vincoli del patto di stabilità, il fatidico tetto del 3% di deficit. Sforarlo non sarebbe certo in linea con quelle “politiche di bilancio prudenti".

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Bruxelles esulta

Allargando lo sguardo all'intero continente, a Bruxelle si esulta. “L'economia europea è entrata a pieno regime nel 2018. L'area dell'euro gode di tassi di crescita che si vedevano solo prima della crisi finanziaria”, ha dichiarato il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici. "Disoccupazione e deficit - prosegue Moscovici - continuano a scendere e gli investimenti sono finalmente in aumento in modo significativo. La crescita economica è anche più equilibrata di quanto non fosse un decennio fa e, purché perseguiamo riforme strutturali intelligenti e politiche fiscali responsabili, può anche essere più durevole". Il commissario avverte che "questa finestra di opportunità per le riforme non rimarrà aperta per sempre: il momento di prendere le necessarie decisioni ambiziose per rafforzare l'Unione economica e monetaria è adesso". 

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