L'Ue accusa Germania e Olanda di 'braccino corto': "Troppi risparmi e pochi investimenti"

Bruxelles ha deciso di aprire una nuova indagine sul surplus delle partite correnti di Berlino e Amsterdam, che misura lo squilibrio tra quanto risparmiato e quanto investito. Un messaggio legato a doppio filo ai negoziati sul bilancio 2021-2027

La cancelleria tedesca Angela Merkel con il premier olandese Mark Rutte

Il Patto di stabilità è noto alle nostre latitudini più per il parametro del 3% del rapporto tra deficit e Pil, che di fatto frena la spesa pubblica dell'Italia in ragione del nostro alto debito pubblico. Ma c'è un altro parametro, meno conosciuto, che va in senso opposto. E che invece serve a stimolare gli investimenti in quei Paesi che, avendo bilanci solidi e in attivo, possono più di altri contribuire alla crescita loro e dell'Ue. E' il parametro che misura il surplus delle partite correnti: gli Stati non devono superare una soglia, fissata al 6% del Pil, oltre la quale significa che si è risparmiato troppo e investito troppo poco. E' il caso di Germania e Olanda, contro cui la nuova Commissione europea ha deciso adesso di aprire un'indagine.

Per dirla in termini non certo tecnici, i governi di Berlino e Amsterdam sono accusati di avere il braccino corto. La media del surplus delle partite correnti negli ultimi 3 anni è stata del 8% del Pil per la Germania e del 9,9% per l'Olanda (era del 6,3% nel 2015, salita al 10,9% nel 2018), contro una soglia del 6% prevista dalla procedura per squilibri macro-economici, la stessa che pende da tempo sull'Italia per via del suo debito pubblico, tanto per intenderci.  

Non è la prima volta che Bruxelles accende i fari sulle partite correnti di questi due Paesi, ma la precedente indagine, conclusasi nel febbraio di quest'anno, aveva valutato che si', lo squilibrio c'era, ma non era eccessivo. Adesso, pero', a Bruxelles c'è una nuova Commissione, in cui un ruolo importante lo ha l'ex premier italiano Paolo Gentiloni, che si occupa degli Affari economici. Ma più che il cambio di guardia, a pesare su questa nuova indagine potrebbero essere le polemiche sul nuovo bilancio pluriennale, quello che coprirà il periodo 2021-2027. 

A causa della Brexit, infatti, l'Ue si trova a un bivio: o mantenere più o meno gli stessi contributi nazionali al bilancio del settennato precedente (ma senza il pesante contributo del Regno Unito), o aumentare la quota dei singoli Stati, in particolare di quelli più ricchi. Germania e Olanda, guarda caso, spingono per la prima strada, mentre Bruxelles e altri Paesi (tra cui Italia e Francia) chiedono che chi ha di più in cassa, sborsi di più.

Un concetto ribadito oggi dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, noto solitamente più per le sue posizioni di falco: "Invito i Paesi che dispongono di margini di bilancio a stimolare ulteriormente gli investimenti e quelli con un livello elevato del debito ad adoperarsi per ridurlo", ha detto oggi a Strasburgo. Dombrovskis non ha fatto nomi, ma è chiaro che il riferimento ai Paesi "che dispongono di margini di bilancio" è a Germania e Olanda. Il surplus delle partite correnti è li' a dimostrarlo. Di contro, la seconda parte del suo discorso è un chiaro messaggio all'Italia.

Per Bruxelles, il concetto è semplice: data la situazione quasi stagnante dell'economia Ue, se vogliamo continuare a chiedere rigore nei conti a chi ha accumulato debito pubblico, dobbiamo al contempo spingere a investire chi se lo puo' permettere, in modo da stimolare la crescita e aiutare chi, per ragioni di equilibrio di bilancio, non puo' investire più di tanto. 

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