Ber, l'aeroporto incompiuto che imbarazza la Germania

La dirigenza dell’Aeroporto di Berlino conferma le scadenze fissate, ma lancia segnali al governo federale: la Capitale merita più attenzione. La questione dei voli di lunga durata e le diffidenze verso il ministro "bavarese"

I lavori in corso all'aeroporto Ber di Berlino

BERLINO - “L’aeroporto sarà operativo a partire da ottobre 2020”, ne è certo Engelbert Lütke Daldrup, il Presidente della direzione del Ber, il nuovo aeroporto di Berlino (il nome completo sarà: Willy Brandt, dal nome del Cancelliere socialdemocratico, Berlino-Brandeburgo). Nella sala qualche giornalista sorride, lo scetticismo è evidente: il Ber è con gli anni diventato in Germania il simbolo di inefficienza, spreco, ritardi e promesse mancate.

Lütke Daldrup, però, è deciso: "Capisco lo scetticismo, è più che legittimo: abbiamo alle nostre spalle una vicenda molto lunga, un vero disastro. Ma vogliamo rispettare il piano che ci siamo dati nel dicembre 2017: entro quest’autunno termineranno i lavori e concluderemo anche positivamente tutti i controlli per la sicurezza. Poi si tratterà di cominciare a far funzionare l’aeroporto, consegnandolo a tutte le imprese che dovranno lavorarci: questo a partire dall’inizio del prossimo anno. Poi si completerà il trasloco da Tegel e Schönefeld. I primi aerei, ne sono certo, saranno in pista nell’ottobre 2020". Nella conferenza stampa come pure nella visita ai cantieri, si è tentato di mettere alla prova la pazienza del manager tedesco: dobbiamo attenderci sorprese come già in passato? Ma Lütke Daldrup è tranquillo per il lavoro svolto sin qui: "Con un aeroporto le sorprese possono esserci sempre. Ma dopo quello che abbiamo fatto, no, non mi aspetto nessuna sorpresa".

Negli ultimi anni la direzione dell’aeroporto ha completamente rivisto il progetto, lavorando con tutte le autorità per gli interventi necessari e perché, prima ancora che gli edifici, fossero fondate e solide le necessarie concessioni tecnico-giuridiche. Un esempio: l’aeroporto sarà dotato delle migliori tecnologie per diminuire l’inquinamento acustico: "750 milioni di euro sono stati investiti a questo scopo, per il quale saremo il miglior aeroporto della Germania. Inoltre abbiamo scelto infrastrutture di qualità, destinate a durare, e flessibili, capaci di affrontare le sfide del traffico aereo dei prossimi decenni", ancora Lütke Daldrup.

L’aeroporto continuerà a crescere fino al 2040 (sebbene resterà operativo, almeno per i prossimi anni, anche l’aeroporto di Schönefeld, che diventerà il Terminal 5) in ragione della previsione che il traffico aereo aumenterà sensibilmente nei prossimi vent’anni. Nel 2018 i passeggeri nei due aeroporti di Berlino sono stati 34,5 milioni, per quest’anni è atteso un aumento di circa un milione: per il 2040 se ne prevedono 55. 

Sia Lütke Daldrup sia Jan Eder, presidente della Camera dell’industria e del commercio di Berlino (IHK), non hanno risparmiato qualche critica alla politica federale: Berlino è una città in espansione ma occorre che essa sia sostenuta, l’aeroporto sarà uno strumento importante di sviluppo per la capitale ma anche per il Brandeburgo. Sono ancora troppo poche le lunghe percorrenze dirette da Berlino, troppi passeggeri sono costretti a fare scalo in altre città tedesche.

Jan Eder ha chiarito quale sarà l’oggetto della discussione con il Governo e le compagnie nei prossimi anni: "Solo il 50% dei passeggeri possono usare un volo diretto da Berlino a New York; se ci riferiamo a paesi asiatici la percentuale scende al 15. Chiaro che c’è un interesse della Lufthansa a mantenere a livelli attuali i due grandi aeroporti di Monaco e di Francoforte. Berlino per anni è rimasta, in ragione del Muro, un caso particolare. Adesso ci siamo anche noi: qui c’è un potenziale che merita attenzione". 

Il problema non è di poco conto. L’ottanta per cento dei passeggeri di Berlino impegnati su rotte di lunga distanza sono costretti a uno scalo: lo stesso numero di passeggeri di Monaco e Francoforte è ‘drogato’ proprio dal fatto di essere aeroporti di scalo, se ci si riferisce ai passeggeri che atterrano, i numeri di Berlino sono più significativi degli altri due aeroporti. La sensazione è che la dirigenza del Ber come pure le imprese locali si aspettino che la politica federale dia un segno e riequilibri l’attuale rapporto tra la capitale e gli altri due centri aerei del paese. I segnali, però, al momento non sono incoraggianti: il disastro della costruzione dell’aeroporto sta per essere superato, adesso occorre evitare quello di una sua marginalizzazione. E qui Eder non la manda a dire: "Abbiamo bisogno del Governo federale del quale abbiamo bisogno per i nuovi accordi sulle rotte, ad esempio di quelle istituzionali. Ma finché il Ministro dei trasporti sarà bavarese [Andreas Scheuer della CSU, ndr], Berlino avrà difficoltà". 

Non è stata l’unica nota polemica con la politica federale. Le norme edilizie sarebbero davvero troppe, questo potrebbe diventare in futuro un problema considerevole per le imprese, così Lütke Daldrup: "Negli ultimi venti anni il loro numero è quadruplicato: il paese dovrebbe seriamente chiedersi chi è ancora in grado di realizzare imprese di questa portata. Potremmo semplificarci la vita ed evitare che occorrano anni per soddisfare tutte queste norme". Se a Berlino riusciranno davvero a far volare i primi aerei nell’ottobre 2020, la politica dovrà tenere conto di queste istanze.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I lavoratori stranieri bocciano l'Italia: “Economia senza prospettive”. Meglio il Vietnam

  • Meloni contro l'Ue: “Blocca seggiolini auto anti-abbandono”. Ma è davvero così?

  • Cinque posti dove sei pagato solo per viverci. E c'è anche l'Italia

  • Migranti, il governo tedesco si spacca sulla 'solidarietà' all'Italia

  • Regno Unito nuova Singapore, paura Ue: con la Brexit Londra mega paradiso fiscale

  • Dalle meduse la soluzione per pulire il mare dalla plastica

Torna su
EuropaToday è in caricamento