Impiegati all'estero ma con il salario (più basso) di casa. Lavoratori distaccati, arriva la stretta Ue

Bruxelles vuole che siano assicurare le stesse condizioni in base al principio “stesso lavoro stesso stipendio”. Juncker: “Basta con il dumping sociale”

Sono inviati all'estero per lavorare per un periodo limitato in un altro Stato membro, ma a parità di lavoro con i nuovi colleghi ricevono a volte uno stipendio più basso, perché rispetta le condizioni più sfavorevoli del proprio Paese di origine. Succede tante volte per i cittadini di nazioni come la Romania o la Polonia, ma anche l'Italia non è esente da questo fenomeno. Sono i “lavoratori distaccati”, dipendenti inviati dal datore di lavoro a prestare un servizio in un altro Stato membro per un periodo limitato e che quindi non si integrano nel mercato del lavoro del Paese che li riceve come gli immigrati di lungo periodo, e rimangono coperti dal sistema di sicurezza sociale del Paese d'origine. Il lavoro distaccato viene usato per far fronte alla mancanza di personale in particolare nei casi di bisogno di personale altamente specializzato, ma spesso è solo un modo per sfruttare i dipendenti, un fenomeno contro cui la Commissione europea ha promesso di intervenire.

La direttiva

La direttiva sui lavoratori distaccati, "così come funziona oggi, molto spesso dà luogo a un vero dumping sociale. Bisogna porvi fine: il mercato interno non è stato inventato per togliere diritti elementari ai lavoratori", ha attaccato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in conferenza stampa a Bruxelles ieri. "Lavoriamo mano nella mano con i governi" per modificare la direttiva, ha promesso Juncker.

E proprio ieri la commissione Affari sociali del Parlamento europeo ha adottato, con 32 voti a favore, 8 contrari e 13 astenuti, un rafforzamento della proposta dell'esecutivo Ue di Bruxelles per chiedere che tutte le regole che si applicano ai lavoratori locali debbano essere applicate anche ai lavoratori distaccati. Il testo sarà votato in Plenaria il 26 ottobre.

Pari retribuzione a parità di lavoro e luogo

La Commissione Juncker ha proposto di accettare semplicemente il principio per cui va assicurata la stessa remunerazione per lo stesso lavoro nello stesso posto di lavoro. Oltre al salario minimo del Paese in cui lavora, il lavoratore distaccato ha diritto a tutte le 'voci' previste in quel Paese. Gli europarlamentari ampliano questi aspetti: vogliono che le aziende non sottraggano le spese di alloggio, trasporto e alimentazione e che i rimborsi si fondino sulle regole del Paese in cui lavorano. Viene confermato il limite di due anni per il distacco anche se Francia, Germania, Benelux e Austria vogliono che sia limitato a un anno.

I dati

Nel 2015 sono stati registrati circa due milioni di lavoratori distaccati nell’Unione europea. Fra il 2010 e il 2014 il loro numero è aumentato del 41,3%. Tuttavia i lavoratori distaccati restano una minoranza nel mondo del lavoro, non arrivando a rappresentare l’1% dei lavoratori totali nell’Ue. I lavoratori distaccati ricevuti in Italia sono lo 0,3% della popolazione attiva italiana.

L’86% dei lavoratori distaccati si trova in 15 Paesi. Germania, Francia e Belgio ricevono il numero più alto di lavoratori e da sole ospitano circa il 50% di tutti i lavoratori distaccati. I Paesi che più inviano lavoratori distaccati all’estero sono la Polonia, la Germania e la Francia. Nella metà dei casi i lavoratori distaccati vengono inviati in un Paese confinante a quello di origine.

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