Ha detto no all'austerity, ora guiderà l'Eurogruppo: chi è Mario Centeno, l'uomo che ha risollevato il Portogallo

Il ministro iberico subentra a Dijsselbloem. Con lui, il paese ha ripreso a crescere, mantenendo i conti in ordine e dimezzando la disoccupazione. Il tutto senza cedere alle misure di rigore richieste dai falchi di Bruxelles

Foto European Council

Sarà il ministro dell'Economia del Portogallo, Mario Centeno, il successore di Jeroen Dijsselbloem alla guida dell'Eurogruppo. Centeno è stato eletto dai colleghi degli altri paesi della zona Euro, riuniti oggi a Bruxelles, sbaragliando la concorrenza dello slovacco Peter Kazimir, della lettone Dana Reizniece-Ozola e del lussemburghese Pierre Gramegna. A sostegno di Centeno, tra gli altri, l'Italia, la Francia, la Germania e la Spagna. 

Chi è Centeno

Con il ministro portoghese, si potrebbe aprire una nuova pagina delle politiche economiche nell'Eurozona. Del resto, la sua candidatura era stata sponsorizzata fin dall'inizio da quei paesi che chiedono una svolta rispetto alle misure di austerity che hanno contraddistinto gli anni della crisi. Centeno, infatti, è riuscito nel giro di due anni a raddrizzare l'economia del suo paese dicendo al contempo no a politiche di rigore. 

Formato a Harvard ed ex banchiere centrale, Centeno è diventato ministro a fine 2015, membro di un governo guidato dal socialista Antonio Costa e appoggiato dalle forze di sinistra. Sembrava un governo destinato a breve vita, stretto com'era tra i moniti rigoristi di Bruxelles e le richieste di svolta degli alleati in Parlamento. Il Portogallo veniva da una crisi nerissima, tanto che nel 2011, sull'orlo del baratro, dovette chiedere un prestito da 78 miliardi di euro all'UE e al Fondo Monetario internazionale, in cambio di una serie di misure lacrime e sangue. Sembrava un'altra Grecia. Ma le cose sono andate diversamente. Soprattutto dopo la salita al potere del duo Costa-Centeno: il governo di centrosinistra ha messo subito in campo politiche orientate alla crescita, tenendo i conti in equilibrio, ma senza rinunciare al rilancio della spesa pubblica. 

E cosi', se nel 2013 il Portogallo aveva subito una recessione pari all'1,1% del Pil, nel 2017 chiuderà l'anno con una crescita del 2,6%. Se nel 2013, il taglio agli investimenti pubblici era stato del 5,1%, quest'anno Lisbona ha dedicato alla spesa pubblica ben l'8,1% del Pil, contro una media Ue del 3,9%. Grazie a questi sforzi, il tasso di disoccupazione si è quasi dimezzato in appena 4 anni: è passato dal 16,4% del 2013 al 9,2% del 2017, ossia in linea con la media Ue. Il tutto, mantenendo i conti in ordine (più di altri paesi “in linea” con i dettami dell'austerity, come la Spagna) e impedendo che il debito pubblico esplodesse. 

Il "Cristiano Ronaldo" dell'Eurogruppo

Il successo del Portogallo è stato riconosciuto da Bruxelles, che lo scorso giugno ha ratificato l'uscita del paese dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Anche le agenzie di rating hanno dovuto correggere le valutazioni su Lisbona, dopo che negli ambienti finanziari si vociferava di un possibile nuovo piano di salvataggio. Di cui non c'è stato alcun bisogno. I complimenti a Centeno sono arrivati anche dal falco più temuto d'Europa, l'ex ministro della Finanze Wolfgang Schaeuble, che lo ha definito “il Cristiano Ronaldo dell'Eurogruppo”. 

La ricetta del ministro portoghese, pero', non ha nulla di funambolico: la linea è semplice, allentare la pressione sulle famiglie per far ripartire i consumi.  “I portoghesi hanno ripreso fiducia nel paese – ha spiegato Centeno in una intervista a Repubblica - Perché siamo riusciti a indicar loro un'alternativa alle politiche praticate finora dall'Europa, dimostrando che i sacrifici portano frutti. Non generalizzerei etichettandolo la nostra politica solo come anti-austerity. In realtà è un pacchetto di riforme che tocca entrate e uscite e che ci ha consentito di provare un fatto: condannare il continente a un destino fatto solo di tagli è stato un errore”.   

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