Francia, nel fortino del Front national ora si teme la Brexit

Il giorno dopo il voto nel Regno Unito, Marine Le Pen aveva esultato e puntato il dito contro l'Ue. Ma adesso, nella regione Hauts-de-France, una delle roccaforti del suo partito, crescono i timori per i contraccolpi economici derivanti dal ritorno delle dogane nel tunnel della Manica: “Rischiamo una catasfrofe”

Un'immagine del tunnel della Manica / ANSA /DENIS CHARLET/DCH

E' stato per mesi il luogo simbolo del “muro” del Regno Unito (ma anche del resto d'Europa) per bloccare i migranti asserragliati nalla giungla di Calais. E' una delle roccaforti del Front national, come dimostrato dal 40,6% di voti raccolti dalla sua leader Marine Le Pen alle ultime elezioni. Eppure, li' dove parte il tunnel della Manica, la regione Hauts-de-France, ma anche li' dove arriva (ossia nel Regno Unito), la Brexit non viene vista più come una vittoria del “popolo” contro la Ue “cattiva”. Ma, per usare le parole di un alto funzionario transalpino, rischia di diventare per quei territori una vera e propria “catastrofe economica”.

I negoziati paralleli

Il negoziatore della Commissione Ue per la Brexit è il francese Michel Barnier. Ma questo ruolo evidentemente non dà adeguate rassicurazioni a Parigi se è vero, come scive Politico.ue, che da mesi la Francia starebbe portando avanti con il Regno Unito una trattativa parallela a quella tra Bruxelles e Londra. L'obiettivo della Francia è di ridurre il più possibile l'impatto della Brexit sulle economie costiere e sui porti settentrionali del paese. Al centro dei negoziati, paradosso vuole che vi sia il tunnel della Manica, uno dei simboli di successo del processo di integrazione dell'Unione europea. E che oggi è diventata l'immagine di una rottura storica.  

Il ritorno dell'hard border

Sia Parigi che Londra hanno interesse a fare in modo che il traffico lungo la Manica, una delle arterie commerciali più sfruttate in Europa, non subisca forti contraccolpi nel momento in cui tornerà la frontiera tra i due lati della Manica. L'ipotesi di un accordo speciale tra Francia e Regno Unito che impedisca il ritorno di un “hard border” non sembra al momento praticabile. Come ha specificato lo stesso Barnier, se si vuole restare dentro l'unione doganale bisogna rispettare tutte  le libertà, compresa quella di circolazione delle persone (e dunque dei migranti): dunque, o si accetta la frontiera “dura” (con conseguenti contraccolpi economici), o si “accettano” i migranti (cosa che rappresenterebbe una sconfitta politica per Farage e compagni, dato che uno dei cavalli di battaglia dei fautori della Brexit era proprio lo stop all'ingresso di lavoratori da altre parti dell'Ue, Polonia in testa). 

"Soluzioni creative"

La questione si intreccia con quella del confine irlandese, come si puo' ben comprendere. Una delle questioni più spinose che si sarebbe dovuta risolvere nella prima fase dei negoziati. Se non fosse che sia Bruxelles che Londra hanno preferito sorvolare. “Servono soluzioni creative”, ha ripetuto più di una volta la premier britannica Theresa May. Ed è forse a una soluzione del genere che starebbero lavorando gli alti funzionari francesi e di Sua Maestà nei loro incontri bilaterali. 

L'interessamento di Macron

Secondo Politico, sarebbe stato Xavier Bertrand, presidente del consiglio della regione Hauts-de-France, che comprende Calais e la Manica, a chiedere al capo negoziatore dell'Ue Michel Barnier e al presidente francese Emmanuel Macron di esaminare la questione. A quanto pare, Macron ne parlerà con la premier May nel corso di un vertice franco-britannico previsto per gennaio.

La regione Hauts-de-France, nel frattempo, ha istituito una task force sulla Brexit, e da febbraio un gruppo di contatto di 15-20 parlamentari britannici e francesi inizierà a incontrarsi regolarmente per seguire i preparativi per il confine e discutere come salvaguardare le economie costiere. “I toni di questi incontri sono stati molto più amichevoli rispetto a quelli di Bruxelles”, secondo quanto riferito a Politico da un alto funzionario britannico.

Il costo delle dogane 

Tra i problemi da risolvere, ci sono i costi per l'adeguamento del tunnel alle infrastrutture doganali. Si parla di centinaia di milioni di euro per costruire ampi parcheggi, installare scanner a raggi X e altri strumenti tecnologici per i controlli, addestrare dozzine di nuovi agenti doganali, con tempi medi di formazione di circa 18 mesi. I francesi vorrebbero che i costi fossero ripartiti a livello Ue, anche perché, spiega un funzionario transalpino a Politico, "la catastrofe economica" non riguarderebbe solo le economie britannica e francese, ma quella di tutti i paesi dell'Ue che esportano nel Regno Unito attraverso la Manica. 

Tutti questi temi, confidano a Parigi, entreranno nell'agenda di Bruxelles per la seconda fase dei negoziati, quella che definirà i futuri rapporti tra il Regno Unito e l'Ue. Nell'attesa, una cosa è certa: dalle parti della Hauts-de-France la Brexit viene vista come una disgrazia. Marine Le Pen e soci, molto probabilmente, oggi non ne parlerebbero con lo stesso entusiasmo mostrato il giorno dopo il referendum britannico.   

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I lavoratori stranieri bocciano l'Italia: “Economia senza prospettive”. Meglio il Vietnam

  • Meloni contro l'Ue: “Blocca seggiolini auto anti-abbandono”. Ma è davvero così?

  • Cinque posti dove sei pagato solo per viverci. E c'è anche l'Italia

  • Migranti, M5s: "Porti chiusi senza intesa Ue". Ma la Francia: "Prima sbarchi, poi solidarietà"

  • Migranti, il governo tedesco si spacca sulla 'solidarietà' all'Italia

  • Regno Unito nuova Singapore, paura Ue: con la Brexit Londra mega paradiso fiscale

Torna su
EuropaToday è in caricamento