Fondi Ue in cambio di riforme strutturali e accoglienza migranti, la proposta dell'asse Italia-Francia-Germania

La proposta sul tavolo di Bruxelles in vista della programmazione della politica di coesione post-2020. Contrarie Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca. M5s: “Un favore ai falchi dell'austerity” 

Fonte: European Council

Lo aveva chiesto a gran voce l'ex premier Matteo Renzi. Lo ha rilanciato l'attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: i paesi che si rifiutano di rispettare i patti, sottoscritti ormai due anni fa, sulla ripartizione dei migranti vanno sanzionati. Come? Riducendo i fondi Ue a loro destinati. E lo stesso potrebbe accadere per chi viola lo stato di diritto e, tema più caldo per l'Italia, chi non rispetta le raccomandazioni economiche della Commissione europea. Potrebbe essere questa una della grandi novità che l'Unione europea intende apportare per la gestione della politica di coesione post-2020. Un legame più stretto, insomma, tra le risorse che l'Europa destina allo sviluppo delle regioni e il rispetto da parte degli Stati membri delle regole e delle decisioni prese a Bruxelles. 

A confermare questo nuovo indirizzo è stato il ministro Claudio De Vincenti, dopo la prima riunione del Consiglio Ue sul futuro della politica di coesione: “Tutti i paesi che usano i fondi di coesione, come qualsiasi altra risorsa europea, devono rispettare lo stato di diritto e la solidarietà fra Paesi europei, in materia per esempio di accoglienza ai migranti – spiega De Vincenti – Al Consiglio, poi, abbiamo sostenuto l'importanza di un ruolo delle condizionalità cosiddette 'ex ante' per rafforzare il legame fra politiche di coesione e riforme strutturali in tutti gli Stati membri".

Su queste posizioni, ha detto sempre De Vincenti, c'è la convergenza di Italia, Germania e Francia. Le discussioni sono appena iniziate, ma non sarà facile trovare la quadra con gli altri paesi. Anche perché la proposta si scontra con il blocco di Visegrad, ossia Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, quei paesi che più di tutti si stanno opponendo alla ripartizione dei migranti. Polonia e Ungheria, poi, non vedono di buon occhio neanche il legame tra fondi Ue e stato di diritto, dal momento che proprio su questo punto Varsavia e Budapest sono nel mirino della Commissione europea. 

Ma anche in Italia, c'è chi si oppone con fermezza alle condizionalità ex ante che legherebbero le risorse per la coesione con l'attuazione delle riforme strutturali. “Sarebbe gravissimo per due ragioni – dice l'eurodeputata M5s Rosa D'Amato – Innanzitutto, perché significa dare uno strumento di ricatto in più nella mani dei falchi dell'austerity per costringere i paesi, Italia comprese, ad applicare quelle che chiamano riforme strutturali, ma che in realtà sarebbero le stesse politiche del rigore fallimentari che abbiamo subito finora. In secondo luogo, perché si punirebbero le regioni per 'colpe' che appartengono al governo centrale: non capisco perché la Puglia dovrebbe ricevere meno fondi Ue perché, per esempio, Gentiloni non ha fatto la riforma delle pensioni. Una follia”.  

Per il momento, la Commissione europea non si sbilancia su queste proposte. Anche perché concetti come le riforme strutturali e lo stato di diritto sono difficili da “misurare”. Più facile, invece, stabilire chi non accoglie e chi lo fa: i numeri ci sono. E purtroppo, sono lontani anni luce da quella solidarietà che è alla base, tra l'altro, della stessa politica di coesione.

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