La Finlandia cancella il reddito di cittadinanza: “Non è incentivo a trovare un lavoro”. E i contribuenti non vogliono pagare più tasse

Non ha avuto successo il progetto sperimentale lanciato nel 2017 dal governo di Helsinki per combattere l'aumento della povertà e che sarà chiuso entro l'anno. I promotori dell'iniziativa non ci stanno: “Ci è stato dato troppo poco tempo per capire gli effetti”. Analogie e differenze con la proposta M5s

La sede di Kela, l'agenzia del lavoro finlandese

Mentre l'Italia, nell'ipotesi di un governo con il Movimento 5 Stelle, attende di vedere messa in pratica la promessa elettorale di un reddito di cittadinanza universale, il primo paese europeo che lo ha sperimentato ha deciso di mandarlo in pensione dopo appena un anno e mezzo. A partire dal 2019, infatti, la Finlandia non verserà più i 560 euro mensili esentasse previsti dalla misura che all'inizio dello scorso anno ha introdotto in via sperimentale il reddito garantito di base per circa 2mila finlandesi disoccupati. 

Per il governo non funziona 

“In questo momento, il governo sta apportando cambiamenti che stanno allontanando il sistema da un reddito di base”, ha detto Miska Simanainen di Kela, l'ente previdenziale finlandese. Il piano iniziale prevedeva che l'esperimento si espandesse all'inizio del 2018 includendo anche i lavoratori a basso reddito, ma questo non è avvenuto. Secondo il governo, il progetto non sta funzionando e soprattutto l'assegno mensile non sembra agire da incentivo alla ricerca di un lavoro.

Troppo poco tempo

Di diverso avviso i sostenitori della misura. "Due anni sono troppo brevi per poter trarre conclusioni esaustive da un esperimento così vasto", dice Olli Kangas, professore che è uno degli esperti che ha lavorato al reddito di base: “Avremmo dovuto avere più tempo e più denaro per ottenere risultati affidabili”. Anche i ricercatori di Kela lamentano lo stop prematuro alla fase sperimentale: “In questo modo non sapremo mai se la misura avrebbe aiutato i lavoratori a basso reddito a trovare una occupazione meglio pagata”.

Questioni di consenso

Dietro la retromarcia del governo conservatore, che aveva lanciato il programma prima delle elezioni presidenziali che hanno confermato la maggioranza al potere, ci potrebbero essere anche ragioni di consenso. Secondo un recente sondaggio, il 70% dei finlandesi si dice favorevole a un'assistenza di questo tipo per chi è in difficoltà, ma solo il 35% di loro si dichiara disposto a sopportare un aumento delle tasse legato all'estensione del programma. Come dire, bella idea (soprattutto in campagna elettorale), ma quando si tratta di aprire il portafoglio le cose cambiano.  

Una risposta ai robot 

Il progetto finlandese era stato elogiato a livello internazionale e che imprenditori visionari come Elon Musk di Tesla e Chris Hughes, cofondatore di Facebook, avevano preso a esempio, definendola una misura ideale per risolvere il problema dell'aumento dell'automazione nel mondo del lavoro. 

Le differenze con la proposta M5s

Anche in Italia, il Movimento 5 Stelle aveva elogiato il “metodo” finlandese. Anche se va detto che la proposta pentastellata differisce sotto due aspetti centrali: il tipo di sostegno e la ricerca del lavoro. Il sussidio di Helsinki, per prima cosa, è stato ideato come sostegno fisso e non riducibile: l'importo di 560 euro mensili viene dato per intero sia a chi ha reddito zero, sia a chi ha un reddito sotto la soglia di povertà. Nella proposta 5 Stelle, invece, l'importo viene ridotto nel secondo caso, funzionando come sostegno aggiuntivo per superare la soglia di povertà. 

Ma la differenza maggiore riguarda le condizioni: rispetto all'idea pentastellata, il reddito di base finlandese non presuppone la garanzia di una ricerca attiva del lavoro, né delle ore minime da destinare a lavori socialmente utili. E questo riguarda in generale il sistema finlandese di sussidi alla disoccupazione. Non a caso, lo scorso dicembre, il parlamento di Helsinki ha approvato un progetto di legge per legare tutti i sussidi a delle garanzie di questo tipo: le persone che ricevono il sostegno devono lavorare per almeno 18 ore o seguire un programma di formazione entro tre mesi dal primo assegno. Se non riescono a trovare un lavoro entro un certo limite di tempo, perdono alcuni dei loro benefici.

Il credito universale

Petteri Orpo, ministro finlandese delle Finanze, ha già in programma un nuovo progetto: “Quando l'esperimento del reddito di base sarà finito, lanceremo un progetto di credito universale”, ha annunciato riferendosi a un sistema simile a quello del Regno Unito, un mix di benefit e crediti d'imposta per i lavoratori disoccupati o a basso reddito.

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