Sindacati e imprese europei chiedono il reddito di cittadinanza. M5s: "Confindustria e Cgil che dicono?"

Il Comitato economico, che li rappresenta a livello comunitario, afferma che un reddito minimo è “necessario” per affrontare la povertà. L'eurodeputata 5 stelle D'Amato: "Quelli italiani hanno invece criticato il provvedimento del governo"

L’Unione europea dovrebbe prevedere “un reddito minimo adeguato in tutta Europa”, adattato al tenore di vita di ciascuno Stato membro. È questa l’opinione del Comitato economico e sociale europeo (Cese), nel parere adottato nel corso dei lavori della sessione plenaria che sostiene quindi politiche come quella del reddito di cittadinanza avanzata in Italia.

Cosa chiede il Cese

Secondo l’organo consultivo dell’Ue, che rappresenta sindacati, organizzazioni di imprese e società civile, un quadro comunitario vincolante, da realizzare con apposita direttiva, “è necessario per affrontare in modo efficace il grave e persistente problema della povertà in Europa e ripristinare la credibilità dell'Unione”, percepita come distante dai reali bisogni dei cittadini, anche se in materia di politiche occupazionali e sociali sono gli Stati membri, e dunque i governi, a dover promuovere politiche di inclusione. Nell’Ue ci sono circa 20 milioni di persone a rischio di povertà, e un intervento comunitario a detta del Cese si rende necessario.

“È importante che l'Unione faccia qualcosa di concreto per quanti non hanno nulla”, sottolinea il greco George Dassis, relatore del provvedimento. “Se oggi restiamo indifferenti di fronte alla loro miseria, domani potrebbe essere già troppo tardi”. La proposta del Cese si tramuta quindi in un’approvazione del progetto di reddito di cittadinanza promosso dal Movimento 5 Stelle in Italia, che trova anche il plauso del mondo dell’industria, che chiede però di lasciare tutto a livello nazionale.

“Affrontare la questione del reddito minimo a livello nazionale non è soltanto corretto, ma anche più efficiente, dato che così facendo i sistemi di reddito minimo saranno adattati alle caratteristiche specifiche di ciascuno Stato membro", ha sottolineato Jacek Krawczyk, presidente del gruppo Datori di lavoro.

I 5 stelle all'attacco

La posizione del Cese stride con quella espressa in Italia da Confindustria, peraltro membro del Cese, che ha espresso dubbi circa l’utilità della proposta del governo Conte. Secondo l’organizzazione italiana, il reddito di cittadinanza scoraggerebbe i cittadini, soprattutto i giovani, a cercare un lavoro. Anche i sindacati, sempre in Italia, hanno espresso dubbi circa il potenziale effetto nocivo per il mercato del lavoro. Cgil, Cisl Uil temono che escludendo gli stranieri, si incentivi ad assumere più questi ultimi poiché meno onerosi per i datori di lavoro. "Si tratta di polemiche vuote - attacca Rosa D'Amato, esponente del M5s -  Sindacalisti e imprenditori la smettano di fare politica di bassa lega su ogni cosa, tanto più su una questione drammaticamente seria come la povertà. Si schierino piuttosto dalla parte giusta, quella che questo governo ha intrapreso con il reddito di cittadinanza".

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