Bruxelles lancia la guerra al dollaro (e a Trump): "Rafforzare l'uso dell'euro sui mercati internazionali"

La Commissione europea chiede agli Stati membri di porre rimedio allo strapotere della valuta statunitense in settori chiave come quello energetico e l'agroalimentare. Una mossa per contrastare le politiche protezionistiche di Washington

L'euro lancia la guerra al dollaro. La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di rafforzare il ruolo dell'euro sui mercati internazionali, specialmente nel settore strategico dell'energia. In una raccomandazione approvata oggi, l'esecutivo comunitario dà una serie di consigli ai Paesi per porre rimedio allo strapotere del dollaro nelle transazioni su scala globale. E, indirettamente, per rispondere alle politiche sempre più protezionistiche del presidente Usa Donald Trump.

Il settore energetico

Il volume delle materie prime legate all'energia, come il petrolio e il gas, trattate sui mercati europei supera i 40 trilioni di euro l'anno, ma il 90% delle transazioni è denominato in altre valute (il dollaro Usa in particolare). Questo nonostante l'Ue sia il più grande importatore mondiale di energia, dato che arriva da fuori circa il 90% del fabbisogno di petrolio e il 70% del gas.

Negli ultimi cinque anni, la fattura per le importazioni energetiche nell'Unione è stata in media di 300 miliardi di euro l'anno. La grande maggioranza dei contratti di lungo termine che sottendono le importazioni nell'Ue (tra l'80 e il 90%) non sono denominati in euro, ma in altre valute (dollaro Usa in particolare), anche se la maggioranza delle importazioni viene dalla Russia (34%), Medio Oriente ed Africa (33% insieme) e dalla Norvegia (20%), per metà petrolio e per metà gas. I contratti a lungo termine sul gas sono denominati in euro.

Il prezzo del petrolio

In particolare, la moneta europea è assente da uno degli snodi cruciali del sistema finanziario mondiale, vale a dire il prezzo del petrolio, dove domina il dollaro: attualmente non ci sono parametri di prezzo per il greggio denominati in euro. Anche i futures sul Brent, il greggio di riferimento europeo estratto nel mare del Nord, sono in dollari, non in euro. Per la Commissione, gli Stati membri "dovrebbero promuovere un uso più ampio dell'euro nelle relazioni con i Paesi terzi", nonché "incoraggiare e facilitare un più ampio utilizzo dell'euro da parte degli attori del mercato nelle transazioni in campo energetico". Inoltre, le agenzie specializzate nella pubblicazione dei prezzi "dovrebbero facilitare il lancio di parametri denominati in euro per il greggio". 

Il commercio agroalimentare

Ma non c'è solo il settore dell'energia. Sulle materie prime, come metalli e minerali, e materie prime agroalimentari, Bruxelles consulterà gli attori di mercato per identificare il modo in cui incrementare il commercio denominato in euro. Infine lancerà una consultazione per definire possibili azioni per promuoverne l'uso dell'euro nel settore manifatturiero e dei trasporti. La Commissione europea rivedrà l'attuazione della raccomandazione "tra tre anni" e allora "deciderà se siano necessari misure ulteriori, tenendo conto delle informazioni inviate dagli Stati membri".

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