Draghi "sconfigge" i falchi tedeschi: il suo bazooka “non ha violato le leggi Ue”

Secondo l'avvocato generale della Corte di giustizia europea, il programma di acquisto titoli di Stato varato dalla Bce nel marzo 2015 ha rispettato i Trattati. Non accolte le tesi di alcuni gruppi di investitori privati, che avevano presentato ricorso alla Corte costituzionale in Germania contro il PSPP

Per anni è stato accusato dai falchi tedeschi di violare il mandato che i Trattati Ue affidano alla Bce e di favorire gli interessi dei Paesi più ad alto debito, come l'Italia. Ma per l'avvocate generale della Corte di giustizia europea, il programma di acquisto di titoli di Stato varato nel marzo 2015 dal governatore Mario Draghi “non viola il divieto di finanziamento monetario e non travalica il mandato” della Banca centrale. In altri termini, è a norma di legge. 

L'avvocato generale Melchior Wathelet si è espresso sulla causa intentata da vari gruppi privati dinanzi alla Corte costituzionale tedesca, volta contestare il programma di acquisti di titoli della Bce. Tali gruppi sostengono che il PSPP, uno dei quattro programmi del Quantitative Easing, il cosiddetto “bazooka”, viola il divieto di finanziamento monetario degli Stati membri e il principio di attribuzione delle competenze, oltre al principio di democrazia sancito nella Costituzione tedesca e pregiudicherebbe, pertanto, l'identità costituzionale tedesca. 

Ma per l'avvocato, l'esame della decisione della Bce "non ha rivelato alcun elemento idoneo a inficiare la sua validità". L'avvocato generale ritiene che la decisione non violi il divieto di finanziamento monetario, poiché mira a contrastare i rischi di deflazione nella zona euro e a mantenere in tal modo la stabilità dei prezzi. Obiettivi, questi, che sono al cuore del mandato della Bce. 

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In altre parole, Draghi non avrebbe “gonfiato” le casse di Stati membri in difficoltà con i conti pubblici come, per l'appunto, l'Italia.  Il bazooka, spiega l'avvocato, “non conferisce all'intervento (...) un effetto equivalente a quello dell'acquisto diretto di titoli di Stato presso le autorità e gli organismi pubblici degli Stati membri e, dall'altro, non è tale da sottrarre gli Stati membri all'incitamento a condurre una sana politica di bilancio".

Quello dell'avvocato generale è, per quanto importante, solo un parere. Spetterà ora ai giudici di Lussemburgo decidere se Draghi abbia agito a norma di legge o meno. Per ora, l'ex governatore della Banca d'Italia puo' incassare la vittoria al primo round. 

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